Prima di procedere nella lettura della seguente RecenPrima, sarebbe bene dare un’occhiata all’articolo Benvenuti alle officine, se non lo si è ancora fatto. Permetterà di capire con quale spirito è stata scritta.

The Montecristo project

RecenPrima

Bentrovate, maestranze.

Parlerò di The Montecristo Project, di Edoardo Volpi Kellerman.

The Montecristo Project di Edoardo Volpi Kellerman

TITOLO: The Montecristo Project

AUTORE: Edoardo Volpi Kellerman

EDITORE: Spider&Fish

DATA PUBBLICAZIONE: 06 marzo 2016

GENERE: Fantascienza

FORMATO: eBook

PAGINE: 750 (circa)

PREZZO: € 6,99

Ho scoperto la sua esistenza grazie a questo articolo. Se volete farvi un’idea circa la mole di lavoro che si è resa necessaria per partorirlo, leggetelo.

Io l’ho fatto e ho iniziato a provare empatia per Kellerman dopo queste sue dichiarazioni:

“Poiché la storia è molto complessa e intricata”, mi racconta Kellermann, “sono arrivato a un punto nel quale la ‘sindrome degli sceneggiatori di Lost’ faceva pericolosamente capolino. Quindi sentivo il bisogno di un sistema informatico che mi aiutasse a venirne a capo. Forse di un’Intelligenza Artificiale! Avevo iniziato a lavorare alla stesura con un software che si chiama StoryMill, che un po’ rispondeva ai miei bisogni di organizzazione della storia e dei personaggi. Ma mi resi conto col tempo che aveva una struttura troppo rigida. Quindi me lo sono creato da solo. Ho creato l’applicazione Saga, per ora a mio uso personale, che mi permette di gestire ogni singola scena, di assegnare personaggi e location (potendo poi per ogni personaggio o location verificare a quante scene è assegnato), le finestre temporali per controllare la timeline della storia, Inoltre ho usato un software per creare schemi a blocchi (OmniGraffle) e ne ho creato uno molto complesso e intricato per gestire la coerenza interna della storia.”

Perché lui ha fatto esattamente ciò che sto facendo io (o meglio, ho il progetto di un applicativo iniziato e sviluppato a lungo, che mi ha portato via moltissime ore, ma ancora non concluso, anzi, a dirla tutta per ora a un punto morto. Vabbe’), per le stesse sue esigenze.

Ma non è tutto, l’autore ha anche creato un sito web (fatto molto bene, cliccare per credere) e ha addirittura dotato l’epub di un brano musicale composto e suonato da lui (è anche un musicista).

Niente male, davvero niente male:

Infinito

Per tutte le altre chicche, e ce ne sono, rimando all’articolo linkato o a una bella googlata.

Dulcis in fundo, non poteva mancare un ottimo book trailer:

The Montecristo Project - Book Trailer 1

Leggiamo un po’

Ecco l’incipit:

“Della teoria non me ne può fregare di meno!”

Il rumore era potente, viscerale, ma tutto concentrato sulle frequenze subsoniche e permetteva loro di parlare anche da una certa distanza.

“Hanno un bel dire quelle teste d’uovo, Valo, io le capisco a pelle, le macchine. La Piccola sta vibrando in un modo che non mi piace. È inutile che scuoti la testa, lo sai che ho orecchio per queste cose.”

La Piccola: un concetto relativo, per un apparato cilindrico lungo 280 metri e spesso 18. Certo, rispetto a Mamma Talpa, che li seguiva a mezzo chilometro di distanza, era effettivamente piccola.

Valo, semi-seduto alla sua postazione undici metri più in alto e visibile solo in parte attraverso l’intrico di tubi, cavi e apparecchiature, finse di interessarsi alla questione.

“Ah sì? E come dovrebbe vibrare, Niko?”

“Non lo so, è come... sono come due vibrazioni che si sovrappongono... non è un suono pulito.”

L’altro fece una risatina che, nel crescendo del rimbombo, fu appena avvertibile nonostante usasse l’Ampli-Voce.

Non male, un bell’inizio in media res, che ci presenta da subito quelle che saranno le principali caratteristiche dell’anteprima (e quindi di tutto il romanzo, suppongo): una scrittura fluida, brillante, dialoghi credibili, tanta tecnologia e una punta d’infodump. Il narratore è onnisciente, scelta che ho già avuto modo di sostenere non mi faccia proprio impazzire, ma che se ben gestita non rappresenta un problema. Stiamo parlando di un bel tomo di fantascienza, non possono quindi mancare molte sequenze descrittive, che comunque qui sono ben amalgamate al testo (a dirla tutta non sempre alla perfezione, come vedremo), e i personaggi da gestire sono molti, una scelta diversa avrebbe complicato di parecchio la vita all’autore.

Iniziamo subito a vedere cosa ho trovato di pefettibile:

“Non cerchiamo scuse, Frederick. Non raccontiamoci pietose frottole. Le tecniche di mappatura profonda non sono ancora precise come vorremmo, ma sappiamo con certezza che quella faglia era stabile. Per questo abbiamo scelto quella zona per le prospezioni,” si alzò e iniziò a muoversi avanti e indietro nell’ampio studio. “Per il Rasoio di Occam la risposta è chiara. Siamo stati noi. Il disastro della Piccola e la scossa sono stati eventi quasi contemporanei. Un fenomeno che non avevamo previsto. Due operatori morti e ora un mini-tsunami...”

In questa sequenza ci troviamo nel mezzo del dialogo tra due scienziati (che collaborano insieme da tempo, e da ciò si dovrebbe dedurre che conoscano entrambi il rispettivo modo di ragionare). Quindi che uno dei due debba specificare che la sua conclusione si basi sul principio del Rasoio di Occam mi pare una forzatura superflua (anche se magari utile ad alcuni lettori).

Vediamo:

“Forse non hai torto... forse potremmo gestire la crisi. Presentando la scoperta come un processo inatteso che ci aiuterà a capire meglio i meccanismi di formazione degli eventi sismici. E non racconteremmo neppure una bugia. Un bell’esempio di pensiero laterale, complimenti.”

Ci troviamo sempre tra scienziati, e anche qui specificare si tratti di un pensiero laterale credo sia superfluo. Anche questo sembra più un dettaglio messo apposta per il lettore, una sorta di "vezzo", più che qualcosa di necessario alla narrazione. Ma stiamo parlando di dettagli, perché la lettura fila comunque via liscia come l’olio.

Posso segnalare altre piccole sfumature, cose che non mi hanno troppo convinto: a un certo punto ci ritroviamo nel PdV di un gatto. Scena scritta molto bene. In effetti, il PdV di un gatto non può apparire come quello di un essere umano, e l’autore è bravo a descriverlo: ecco che gli umani diventano Alte-Zampe, l’ascensore diventa una porta che si apre e si chiude, la discesa attraverso di esso diventa una "improvvisa caduta", la cupola in cui si viene a trovare diventa un’enorme palla. Tutto molto ben pensato, tranne che per un dettaglio:

La caduta finì, seguita da un violento deflusso e riflusso d’aria e da una serie di lampi violacei che la terrorizzarono quasi quanto l’odore di ozono.

Il fatto che questo gatto, col suo bellissimo PdV da gatto, abbia saputo riconoscere l’odore dell’ozono mi ha fatto storcere un po’ il naso. Forse sarebbe stata meglio una descrizione più da gatto.

I gatti del futuro usano l’ascensore

Come ho accennato prima, alle volte le sequenze informative scadono un po’ nell’infodump:

“Ora sto meglio, c'è un bel fresco qui,” il professore lasciò il braccio di Carlo per sistemarsi la giacca e rimettere il fazzoletto in tasca. “Quando costruirono questo mastodonte, ricordo che molti milanesi storsero il naso. Poi man mano che cresceva, si resero conto che creava un vero microclima intorno a sé, ottimo per le estati sempre più torride.”

“Non per nulla è considerato il miglior esempio di Architettura Biodinamica del Vecchio Continente. Immagino che anche l'energia e l'acqua gratuite per tutto il centro città abbiano influenzato positivamente il giudizio.”

“Non poi così tanto, ragazzo mio, non è certo l'energia a mancarci oggi,” [...]

[...]

“Un grande albero per far dimenticare il passato di metropoli più inquinata e cementificata d'Europa,” osservò Carlo. “Un vero e proprio contrappasso dantesco! Ma quante difficoltà, quanta sofferenza per riuscire a realizzarlo. Uno dei suoi ideatori ci ha lasciato anche la pelle.”

 

Altra cosa che vorrei segnalare. Qui di seguito o mi sfugge qualcosa o c’è un errore logico:

“Buongiorno Dottoressa” Carlo inconsciamente tirò indentro l’addome, allargò le spalle e avvertì il solito tuffo al cuore che inutilmente tentò di
reprimere, ignorando il sorrisetto sarcastico di Montalcini.

“Le cose sembrano mettersi bene!,” disse lei con aria compiaciuta, prendendo Carlo affettuosamente a braccetto.

Il suo profumo. Non distrarti, maledizione.

“Grazie a lei, Dottoressa,” rispose. “È evidente a chi dobbiamo i progressi degli ultimi mesi.”

Lei arrossì un poco.

Bella e simpatica questa ragazza! Devo approfondire la conoscenza.

 

Infatti l’ultima frase (che dovrebbe essere un pensiero di Carlo) sembra (del tutto) fuori luogo: è una considerazione che avrebbe senso subito dopo una nuova conoscenza o dopo qualche avvenimento così intenso da modificare l’interesse di Carlo verso la dottoressa, sembra infatti suggerire la nascita di un sentimento nuovo, fino a quel momento non provato, un "accorgersi di lei", un "vederla con occhio diverso"; cosa che cozza però con "il solito tuffo al cuore" che avverte quando la vede arrivare (a inizio sequenza). E che l’attrazione sia preesistente viene confermato anche dal sorrisetto sarcastico di Montalcini.

Nella prossima sequenza ci si trova a una riunione, dove due gruppi di scienziati devono far valere i rispettivi progetti nei confronti del procuratore scientifico (che è colui che dovrà dare l’ok ai finanziamenti):

“Oggi, per la prima volta nella storia abbiamo le conoscenze e la tecnologia per farlo in piena sicurezza e consapevolezza,” riprese Montalcini. “E comunque l’EUCEAR sarà, insieme al Supercollisore di Quark-Gluoni, uno dei quattro laboratori più avanzati del pianeta e riunirà in un approccio totalmente interdisciplinare i maggiori esperti di diversi settori: fisica, chimica, biologia, meccanica molecolare, matematica, neogenetica, nanotecnologia particellare, psicologia, sociologia, filosofia e robotica avanzata. Non per nulla EUCEAR è l’acronimo di European Center for Advanced Research. Le ricadute sia tecnologiche sia economiche risultano fin d’ora eccezionali. Carlo, ora sarà il caso che tu presenti una relazione accurata su quanto abbiamo potuto fare finora.”

Ecco, secondo me, la specificazione sul significato dell’acronimo (in grassetto) sarebbe stato meglio evitarla visto che poi, tra l’altro, l’autore si ripeterà:

[...] Lunga 36 chilometri, arriverà sotto l'isola omonima, dove avrà sede il grande laboratorio sotterraneo dell'EUCEAR (European Center for Advanced Research), culla del progetto ASAC. Un progetto che ci donerà ricadute quasi immediate in tutte le aree della scienza e delle tecnologia.

Oppure avrebbe potuto gestirla in maniera più elegante, come in altri casi.

Per esempio qui l’autore ha fatto un buon lavoro (anche se credo ci sia un refuso, dovrebbe essere CGRF):

“I finanziamenti sono pronti, in attesa della conferma da parte del governo federale, il quale però deve attendere l’avallo del CGRS relativamente ai protocolli di sicurezza sui Circuiti Nanoquasici. Dal Coordinamento Generale Ricerche di Frontiera ci hanno scritto che [...]

Diciamo che la questione degli acronimi è stata forse la più annosa, un altro esempio tentennante:

“Nel mio caso si parla di ‘evidenti simpatie giovanili con gruppi vicini al movimento AntiTech’,” Rise. “Ma se facevo parte dei ViDiS, i Volontari per la Divulgazione Scientifica! Ho passato ore e ore a scontrarmi con gli AT sulla Net, anzi ci ho perso anche troppo tempo.”

Non mancano poi piccoli errori grammaticali:

“Ci...ao Giaco...mo. Ti ve...do bene.”

E qualche refuso. Ne segnalo soltanto uno, per dovere di cronaca:

Giacomo iniziò a preoccuparsi, riconoscendo nel fluire avanti e indietro di pensieri ed emozioni contrastanti, i nascenti sintomi di una crisi di astinenza, quindi si adoperò come poteva per incoraggiare il Chiodo a farla finita con le chiacchiere e a dargli le sue maledette dosi. Infine riuscì a spuntarla e a uscire da quel dannato buco infame.

In grassetto abbiamo un inciso chiuso ma mai aperto. Ricordando che gli incisi devono essere o chiusi tra virgole sia in apertura che in chiusura o lasciati aperti, forse in questo caso sarebbe stato meglio evitare del tutto le virgole, per non averne troppe.

Non manca l’adozione di tecniche stra-abusate, dalle quali ogni manuale di scrittura raccomanderebbe di tenersi alla larga: la classica scena clichè del personaggio che, vedendosi specchiato, si descrive:

Francesca osservò la sua immagine riflessa nel finestrino.

Il volto regolare ed espressivo mostrava tutta la stanchezza della lunga giornata di lavoro. Al di sotto degli occhi, grandi e dall’iride grigio verde, il trucco non riusciva più a nascondere il leggero scurirsi della pelle. Distrattamente corresse la tonalità di colore e osservò le borse scomparire gradualmente. Avesse potuto eliminare con la stessa facilità la sua spossatezza mentale!

Ma possiamo osservare anche quanto ogni raccomandazione da manuale rappresenti in fondo sempre e solo una linea guida, perché quando, come in questo caso, viene violata così bene, non si trova davvero nulla da biasimare: il paragrafo è buono, la descrizione non è solo "dell’aspetto", racconta uno stato d’animo, una condizione di forma. Insomma, va bene.

Anche se poi (più avanti nello stesso capitolo) il clichè viene ripetuto:

Incamminandosi verso il parcheggio, passò davanti a una parete specchio e si osservò con occhio critico. Quel giorno portava uno dei suoi completi preferiti, una gonna grigio-perla aderente ma del tutto elastica, che non le limitava i movimenti, e sotto la giacca del medesimo colore s’intravedeva una morbida blusa verde smeraldo con sfumature più scure che ricordavano un prato estivo di alta montagna, così come il cappellino, appoggiato sui capelli raccolti in un morbido chignon. Le scarpe di pelle sintetizzata, eleganti, avevano un tacco leggero. Alta poco meno di un metro e ottanta, non voleva mettere gli altri in soggezione.

Scritto sempre bene, per carità, ma, ecco, forse due volte nello spazio di poche pagine è troppo. A voi la sentenza.

In generale, l’autore è abbastanza abile a creare contesti dove gli spiegoni possano risultare "giustificabili". Anche se non sempre ci riesce alla grande:

In compenso, non vi erano quadri sulle due pareti rimaste. Alle spalle della scrivania presidenziale, un unico grande affresco rappresentava la firma dell’accordo che nel 2025 aveva trasformato l’Unione Europea nell’UFE. Lo stile pittorico, che richiamava l’ultimo Goya, aveva qualcosa di sinistro.

Dorothy Zarkovskaja, seduta sulla sua poltrona, aveva notato il suo sguardo indugiare a lungo sull’affresco. Dopo lo scambio di saluti formali e il congedo di Gaarder, si rivolse a Marx con la sua voce sorprendentemente profonda per un corpo femminile così minuto.

“Vedo che l’affresco la colpisce ogni volta, Procuratore.”

“Lo confesso, Presidente. Lei è molto acuta. Trovo abbastanza inquietante sia la luce che il tratto. È una rappresentazione cupa di un momento che invece fu tanto glorioso per l’Europa.”

“Ma erano effettivamente tempi cupi, caro Marx. L’opera rappresenta bene l’atmosfera del momento storico. La Guerra dei Trenta Minuti ci portò sull’orlo di un terzo, catastrofico conflitto planetario. Le due bombe nucleari e quella all’idrogeno erano a scopo dimostrativo e non furono sganciate su delle città. Ma chi può sapere dove sarebbero cadute le successive.”

“Mi ricordo bene la crisi fra Israele e Iran, Presidente. Avevo solo quindici anni all’epoca. Fu proprio in conseguenza di quanto successe in quel terribile frangente, che decisi di consacrare la mia vita alla politica e al servizio degli scopi universali.”

“Ricorderà allora che l’unione delle forze era l’unico modo perché l’Europa avesse il peso politico necessario a scongiurare la catastrofe. Superammo tutti i vecchi rancori, le rivalità, gli assurdi provincialismi. L’idea dell’Arbitrato Mediorientale non sarebbe mai stata approvata con la sola pressione di Stati Uniti e Russia, con la Cina che nicchiava, l’Africa in pieno subbuglio e una grande crisi energetica mondiale all’orizzonte,” sospirò. “Spero che sia davvero l’ultima volta che l’umanità giunge sull’orlo del baratro prima di tirarsi indietro.”

Marx annuì.

“Sì, Presidente Zarkovskaja, speriamo di avere finalmente imparato qualcosa dalla storia.”

Non credo che tra due navigati funzionari pubblici sia necessario spiegarsi ogni volta fatti storici così importanti. Ecco, se proprio l’autore avesse voluto metterli a conoscenza del lettore, avrebbe potuto costruire uno stratagemma migliore. Quello dell’affresco è un ottimo spunto (è proprio così che bisogna fare, bene!), ma troppo debole se non sorretto da null’altro.

Per esempio, una divergenza di opinioni che confluisca in un piccolo dibattito sembrerebbe una buona idea. Ci provo io, a titolo di esempio:

In compenso, non vi erano quadri sulle due pareti rimaste. Alle spalle della scrivania presidenziale, un unico grande affresco rappresentava la firma dell’accordo che nel 2025 aveva trasformato l’Unione Europea nell’UFE. Lo stile pittorico, che richiamava l’ultimo Goya, aveva qualcosa di sinistro.

Dorothy Zarkovskaja, seduta sulla sua poltrona, aveva notato il suo sguardo indugiare a lungo sull’affresco. Dopo lo scambio di saluti formali e il congedo di Gaarder, si rivolse a Marx con la sua voce sorprendentemente profonda per un corpo femminile così minuto.

“Vedo che l’affresco la colpisce ogni volta, Procuratore.”

“Lo confesso, Presidente. Lei è molto acuta. Trovo abbastanza inquietanti sia la luce che il tratto. Una rappresentazione cupa di un momento che invece dovrebbe essere glorioso.”

“Ma erano effettivamente tempi bui, caro Marx."

"Sì, però quello fu il giorno in cui si aprì un primo spiraglio di luce, che accese nuova speranza."

"Erano ancora tutti atterriti dallo sgancio dimostrativo delle due bombe nucleari e di quella all’idrogeno. È vero che non colpirono città, ma nessuno poteva sapere se e dove ne sarebbero cadute altre.”

"La Guerra dei Trenta Minuti era già alle spalle.”

"Questo è un dato di fatto solo adesso, per noi. Ma in quei giorni qualsiasi scenario era possibile e un terzo, catastrofico conflitto planetario poteva ancora innescarsi. Dimentica forse quanto fosse grave la crisi fra Israele e Iran?”

“Certo che no, Presidente. Avevo solo quindici anni. Fu proprio in conseguenza di quei fatti che decisi di consacrare la mia vita alla politica e al servizio degli scopi universali.”

“Allora forse era troppo giovane per comprendere che con la sola pressione di Stati Uniti e Russia, con la Cina che nicchiava, l’Africa in pieno subbuglio e una grande crisi energetica mondiale all’orizzonte, l’idea dell’Arbitrato Mediorientale non sarebbe mai stata approvata.”

"Ero bene informato, sapevo che ci stavano provando sul serio.”

"Ma stavano fallendo.”

“È per quello che fu necessario fare di più: si dovevano superare i vecchi rancori, le rivalità, gli assurdi provincialismi. Unire le forze era l’unico modo perché l’Europa avesse il peso politico necessario a tentare di scongiurare la catastrofe.”

“Appunto, Procuratore, tentare. Un’extrema ratio. Nessuno però sapeva se avrebbe funzionato. Erano tutti sull’orlo di una crisi di nervi, ed è ciò che descrive il capolavoro su cui stiamo disquisendo: racconta una cupa disperazione.”

Marx annuì.

“Spero sia stata davvero l’ultima volta in cui l’umanità è giunta sull’orlo del baratro poco prima di tirarsi indietro.”

“Sì, Presidente Zarkovskaja, speriamo di avere finalmente imparato qualcosa dalla storia.”

Ma stiamo parlando di un autore bravo, che se fosse stato un po’ meno ingenuo avrebbe fatto sicuramente meglio di me.

Un radioso quadro di Goya.

Concludo le critiche con un ultimo passaggio che mi ha convinto poco:

In realtà sentiva umido sotto i pantaloni, sul ginocchio sinistro.

“Sicuro? Mi sembra che zoppichi un poco con la sinistra. Fammi dare un’occhiata.”

Lui sospirò ma non fece obiezioni, sedette su un masso sufficientemente piatto e sollevò il pantalone sopra il ginocchio.

“Peggio dei ragazzini!” esclamò Carlo a mezza voce, osservando il taglio sotto la rotula, non molto profondo ma che sanguinava visibilmente.

Il protagonista è caduto. Sotto i pantaloni c’è un taglio... e questi non si sono strappati? Sì, è possibile, in fondo siamo nel futuro, ma suona strano.

Conclusioni

Cosa posso dire, i piccoli problemi che ho segnalato sono davvero solo dettagli, e forse l’ho fatto più per dimostrare quanto sono bravo che tutto è perfettibile piuttosto che per evidenziare vere e proprie lacune. Perché le circa 70 pagine di anteprima che ho letto mi sono piaciute un sacco: la storia è ben raccontata, i personaggi sono vivi, la trama è scoppiettante.

L’unica esitazione, nel decidere se procedere con l’acquisto, viene dal prezzo: fino a oggi ho attuato la politica di non comprare mai ebook dal costo superiore ai 5 euro (forse un giorno scriverò un articolo spiegando il perché). Ma in questo caso farò un eccezione, per tre motivi:

  • non voglio penalizzare un autore così bravo a causa della politica dei prezzi della sua CE
  • il romanzo merita davvero, da quel che ho letto sin’ora
  • si tratta di 750 pagine, quindi è come comprare tre romanzi da 250 a meno di 3 euro.

E questo mi basta.

Vado a leggere, alla prossima!

kapello
Ritratto di kapello