Prima di procedere nella lettura della seguente RecenPrima, sarebbe bene dare un’occhiata all’articolo Benvenuti alle officine, se non lo si è ancora fatto. Permetterà di capire con quale spirito è stata scritta.

La grazia dell’acqua

La grazia dell’acqua - Rossella Padovano

RecenPrima

Bentrovate, maestranze.

Parlerò de La grazia dell’acqua, di Rossella Padovano.

La grazia dell’acqua di Rossella Padovano

TITOLO: La grazia dell’acqua

AUTRICE: Rossella Padovano

EDITORE: Lettere Animate

DATA PUBBLICAZIONE: 01 Giugno 2015

GENERE: Fantasy

FORMATO: eBook

PAGINE: 511

PREZZO: € 2,99 (Gratis su Kindle Unlimited)

Ho scoperto l’esistenza di questo romanzo attraverso un gruppo facebook, dove in un post dedicato all’autopromozione l’autrice scriveva la seguente:

Approfittando del ‪#‎giornospam‬ : Promozione a 0,99!
‪#‎laGraziadellacqua‬ fantasy romance in atmosfera medievale. Niente draghi, streghe, elfi e mostri ma frecce, corone, duelli, insulti, vino, congiure, amore, odio e droga. Lo trovate su http://amzn.to/24mpatH
Grazie!

Forse perché quel giorno mi sentivo di buon umore, forse perché l’autrice si era posta in maniera semplice, forse perché si trattava di un fantasy all’apparenza molto simile al mio Il flauto di Nova: niente draghi, elfi, etc., o forse perché semplicemente ero curioso, sono stato travolto dall’insana voglia di vedere come la Padovano avesse sviluppato il lavoro.

Mi sono recato su Amazon, ho visto che le recensioni erano buone e la media delle stellette stanziava superiore al quattro con dieci voti totali e mi sono deciso a scaricare l’anteprima.

Il romanzo ha anche un ottimo book trailer, davvero fatto bene. Merita di essere guardato, se non altro per apprezzarne montaggio e resa globale. I trailer che si trovano in rete sono in genere di un livello davvero molto più scadente:

Un book trailer fatto davvero molto bene

Le premesse erano quindi tutte molto buone. Vediamo se sono state supportate dal testo.

Leggiamo un po’

Il romanzo è introdotto da poche righe di preambolo, dove il lettore viene informato a grandi linee circa l’ambientazione: gli avvenimenti si svolgono sulla Terra, nell’anno 4448, in un futuro dove gli uomini (in alcuni casi alterati da piccole mutazioni genetiche) sono regrediti a un nuovo medioevo: niente tecnologia, si combatte con le spade, pregiudizi e razzismo sono all’ordine del giorno.

In questa prima parte dell’articolo analizzerò alcuni spezzoni del capitolo 1.

Questo l’incipit:

Soφια* inguaina la spada e lancia un’occhiata carica di disprezzo e soddisfazione allo stupido ragazzo che ha avuto la malsana idea di utilizzare l’appellativo sbagliato. “Non ringraziare i tuoi dei, stolto villano, ma la pigrizia che oggi affligge la mia mano. – Gli dice, dopo avergli sottratto l’arma. – Il tuo ferro lo prendo io, ho vinto e mi spetta di diritto.”

Gli si av­vi­ci­na len­ta­men­te, lo scru­ta con gran­de at­ten­zio­ne.

Abbiamo un narratore onnisciente a focalizzazione zero, la scelta che a me piace meno. La narrazione è in terza persona al presente (e anche questa opzione mi fa storcere un po’ il naso, ma i gusti son gusti). Per il momento il PdV è fissato sulla protagonista, ma vedremo che salterà con molta allegria da un personaggio all’altro (altra cosa più che legittima, che a me non piace).

La prima osservazione che mi viene da fare è sul nome della protagonista: Soφια. Sofia era troppo semplice? L’utilizzo della PHI greca avrà una qualche ragione particolare? O è stata adottata solo perché... "carina"? Probabilmente non lo saprò mai. Comunque, provando a fare una ricerca su Google non ho trovato nulla che mi desse indicazioni etimologiche o in qualche modo significative. Un altro dettaglio che mi piace poco, ma credo sia anche questa una questione di gusti, e come ho già detto non sono qui per mettere in discussione quelli degli altri (ci mancherebbe).

Tralasciando lo stile, di cui parleremo in seguito, proviamo ad analizzare la breve sequenza iniziale:

  • Sofia inguaina la spada.
  • Sofia lancia un’occhiata di disprezzo verso l’avversario.
  • Sofia parla allo stupido ragazzo - dopo avergli sottratto l’arma - dicendo che "il ferro le spetta di diritto".
  • Sofia si avvicina lentamente allo stupido ragazzo e lo scruta con attenzione.

Ciò che non mi torna è quel "dopo avergli sottratto l’arma".

Per analizzare la scena, facciamo un passo indietro. Si combatte con le spade. Si presume dunque che un duello sia vinto quando si è disarmato l’avversario, o gli si sta puntando l’arma in faccia o al cuore, o ci si trovi in una situazione simile. La scena dovrebbe dunque aprirsi in questo modo. Invece comincia con Sofia che inguaina la spada.

Immaginate di avere appena vinto il duello (a proposito, perché non iniziare il romanzo a scontro in corso invece che appena terminato? Visto che ce n’era l’opportunità, non sarebbe stato più avvincente un inizio in media res? Ma anche questa è una scelta personale, che non discuto). L’avversario, per logica, dovrebbe essere già stato reso innocuo o immobilizzato in qualche altro modo, magari atterrato, ed è ciò che a questo punto ci si immagina. Ma Sofia gli "sottrae" l’arma, sostenendo che "le spetta di diritto". Basta un qualsiasi vocabolario per verificare che "sottrarre" significa "togliere", "portare via", fatto che induce chi legge a pensare che fino a quel momento l’arma fosse ancora in possesso dell’avversario, cosa che però le nostre deduzioni precedenti avevano escluso. Quindi, se l’arma era, come a questo punto sembra d’obbligo, a terra da qualche parte, il verbo sottrarre è sbagliato. E a confermare che l’avversario di Sofia è a terra lontano dalla spada, starebbe anche il fatto che lei si avvicina a lui "solo dopo". Per cui non potrebbe "sottrargli" l’arma nemmeno volendo, a meno che non se ne vada in giro con una canna da pesca.

E comunque, ma questa è solo la mia personale logica, da guerriero ben addestrato non avrei mai inguainato la spada prima di "recuperare" quella dell’avversario.

Annotiamo queste prime perplessità e andiamo avanti:

“È per im­pri­me­re la tua fac­cia nella mia me­mo­ria. Nel caso do­ves­si­mo in­con­trar­ci una se­con­da volta. Non si sa mai…”

Anche in questo caso non so bene cosa pensare: Sofia ha davanti a sé un individuo che disprezza, appena sconfitto e disarmato, gli si avvicina, lo scruta con attenzione e... gli spiega perché si è avvicinata? Che motivo avrebbe di dargli spiegazioni? Se voleva essere una minaccia, a mio avviso i toni sono troppo morbidi.

Leggiamo la sequenza successiva, un po’ più lunga:

Il ra­gaz­zo è scos­so da un tre­mo­re che gli fa bat­te­re i denti, non ha mai fron­teg­gia­to tale ta­len­to, an­co­ra gli par di sen­ti­re lo stri­do­re dei ferri, la sco­no­sciu­ta si è bat­tu­ta splen­di­da­men­te e senza agi­tar­si più di tanto, at­tac­ca­va di rado e si li­mi­ta­va a pa­ra­re i colpi che lui in­flig­ge­va con ar­do­re e foga, lo stu­dia­va e sor­ri­de­va. E più lui ve­de­va quel sor­ri­so im­per­ti­nen­te in­cre­spar­le le lab­bra più par­ti­va al­l’at­tac­co.

Ti am­maz­ze­rò, nin­fet­ta ma­le­det­ta, sei già cibo per vermi, le aveva rin­ghia­to.

Lei non aveva re­pli­ca­to, con­ti­nua­va a stare ferma, lo sguar­do lam­peg­gia­va di­ver­ti­to, come se lo scher­nis­se, la spada sem­pre vi­gi­le sem­bra­va fa­ces­se da sola il suo do­ve­re, ri­bat­ten­do i colpi che lui an­si­man­do e su­dan­do, ten­ta­va di con­dur­re a buon fine.

Io sono di Ar­de­sia, pen­sa­va. Nulla può bat­ter­mi, tan­to­me­no una ma­sti­ca-er­ba.

Si era lan­cia­to in avan­ti, non per in­co­scien­za, ma per­ché aveva visto un varco, po­te­va af­fon­da­re e al­lo­ra vai, si era detto

Aveva steso il brac­cio, po­stu­ra per­fet­ta, la forza era quel­la giu­sta, lo slan­cio pure, ep­pu­re il ferro non aveva tro­va­to la carne di quel­la cagna, ma un fen­den­te ben as­se­sta­to.

Il ra­gaz­zo aveva visto la sua spada ese­gui­re uno, due, tre vol­teg­gi in aria, un’a­cro­ba­zia degna del mi­glio­re dei cir­chi, prima di sen­ti­re la punta im­pie­to­sa del­l’ar­ma sul petto.

Qui il PdV salta sul ragazzo. Tralasciando le brutture ("tale talento") e i refusi (incisi chiusi e mai aperti: "ansimando e sudando", e punti fermi mancanti: "si era detto"), cose di cui non mi occuperò, ma che in qualche occasione non riuscirò a fare a meno di segnalare (per dovere di cronaca va detto che non ce ne sono molti), ci sono un sacco di altre cose che non mi piacciono. Il perseverare nell’uso incongruo di verbi e descrizioni, per esempio.

Infliggere vuol dire "imporre pene, castighi, far subire", quindi l’avversario di Sofia non poteva infliggere proprio un bel nulla, perché lei i colpi li parava tutti. È un altro verbo usato a sproposito. E abbiamo già visto quanto usare male i termini possa confondere una scena.

Inoltre, io non sono un esperto in combattimenti, ma un fendente è un colpo piuttosto conosciuto (almeno lo dovrebbe essere per chi scrive romanzi pieni di duelli): viene impartito dall’alto verso il basso.

Questo è un fendente

La domanda che sorge spontanea è: se la spada del ragazzo ha incontrato un fendente, perché ha volteggiato in alto invece di piombare in basso, come la fisica avrebbe voluto?

Una funzione positiva comunque questo spezzone ce l’ha: ci svela l’enigma sulla "sottrazione" dell’arma: Sofia deve averla raccolta da terra, visto che è volata via.

E poi, circa la caratterizzazione dei personaggi (che affronteremo più approfonditamente in seguito), osserviamo che il ragazzo sta rivangando un combattimento appena perduto con una persona che disprezza ("quella cagna"), ma lo fa con troppa ammirazione, i termini usati (non dimentichiamo che il PdV è su di lui) sono quasi entusiastici ("si è bat­tu­ta splen­di­da­men­te e senza agi­tar­si più di tanto", "la spada sem­pre vi­gi­le sem­bra­va fa­ces­se da sola il suo do­ve­re", etc.) e suscitano l’effetto opposto di quello che andrebbe ricercato. Non mi sembra un buon lavoro.

Nello spezzone successivo abbiamo la conferma che il duello era di fatto andato come ipotizzato (più o meno), cioè che lui era finito a terra. Anche se mi riesce difficile immaginare la scena: lei lo disarma, gli punta la spada al petto e poi, non si capisce bene come, gli rifila uno spintone.

Leggiamo che lui si sente afflitto, perché non ha mai provato una simile umiliazione. E qui, a parte l’uso allegro del pensiero in un discorso diretto legato, che per mezzo del narratore onnisciente e senza corsivi o virgolettati può diventare un po’ balordo da riconoscere al volo, mi è caduta una mandibola: si sono sfidati, lei lo ha sconfitto e disarmato, gli ha "sottratto l’arma", e... ciò che lo affligge, ciò che gli causa un dolore che non aveva mai provato prima, è "l’umiliazione feroce" di... uno spintone? Ok, vado a raccogliere le ganasce e ritorno, non scappate.

Spiegazioni, spiegazioni, spiegazioni

Subito dopo, di nuovo, Sofia dà ulteriori spiegazioni gratuite, distribuisce allo sconfitto insegnamenti e lezioni di vita, quasi come una sorella. Io invece avevo capito che tra i due il sentimento dominante fosse il disprezzo. Vabbe’.

Poi succede che:

Fa per an­dar­se­ne, quan­do il ra­gaz­zo sem­bra aver ri­tro­va­to la voce e la bal­dan­za.

“Me ne ren­de­re­te ra­gio­ne! – Le grida ri­met­ten­do­si in piedi. – Io sono un no­bi­le e i prin­ci­pi del mio regno cer­che­ran­no giu­sti­zia!”

Qui, come altrove, abbiamo uno dei tantissimi casi di ridondanza, dove il narratore anticipa ciò che poi accade: che il ragazzo ritrovi la voce e la baldanza lo si capisce dal fatto che parla, e da cosa dice. Anticiparlo è inutile, pesante e ripetitivo.

E poi... "i principi del mio regno cercheranno giustizia"? Giustizia per cosa? Per uno spintone? Ma davvero nella Terra del futuro ipotizzata dalla Padovano i principi non avranno di meglio da fare che vendicare i loro sudditi per... uno spintone? In un mondo dove tra l’altro i duelli dovrebbero essere all’ordine del giorno? Non funziona.

Dopodiché Sofia si ripete mentalmente chi è, quanto è coraggiosa, chi sono i suoi nemici, perché è così arrabbiata con loro. Non si sa bene perché lo faccia. È possibile, immagino, che se non lo se lo ripetesse con una certa regolarità, prima o poi se ne dimenticherebbe. Così com’è possibile che sia invece anche questo uno dei tantissimi infodump buttati lì a cazzo.

E a questo punto comincio seriamente a dubitare che il sistema di recensioni e stellette di Amazon sia un po’ bacato.

Leggiamo:

Il ca­val­lo corre ve­lo­ce, sem­bra fen­de­re il mondo senza toc­ca­re terra, come ma­no­vra­to da fili in­vi­si­bi­li. È sem­pre così dopo un duel­lo, deve lan­ciar­si con­tro il vento che le schiaf­feg­gia il viso, men­tre i ca­pel­li ri­bel­li si li­be­ra­no dal na­stro e si tes­so­no tra loro in in­trec­ci stra­va­gan­ti.

Osserviamo che il soggetto del primo periodo è il cavallo. Il soggetto del secondo è Sofia, sottinteso, tanto per complicare un po’ la vita al lettore. Potremmo considerare la cosa come una sorta di ricercato anacoluto, ma non credo sia stata questa l’intenzione dell’autrice, credo sia semplicemente l’ennesima imprecisione. Che segnalo per evidenziare quanto uno stile tutto sommato buono e scorrevole possa essere guastato da una serie di piccoli errori evitabili.

Il prossimo che metto in evidenza è solo un dettaglio, che però ci ricorda quanto nella scrittura sia importante saper creare l’immagine più adatta alla descrizione di una scena, per come la si vorrebbe dipingere; e quanto sia facile fallire. Restiamo sulla prima frase: il cavallo "sembra fendere il mondo", cioè spaccarlo in due, ma "senza toc­ca­re terra". L’immagine che dà (a me) è di qualcosa di potente, di fluido e affilato, una sorta di lama magica, rovente, che taglia, fonde il terreno ancora prima di toccarlo. Un’immagine netta, di una forza incontrollabile. Ma poi ci si rende conto che era completamente sbagliata, perché quella che voleva disegnare l’autrice era di un cavallo "controllato da fili invisibili". Esattamente l’opposto.

Tralasciamo anche sui capelli che "si tessono" al vento in "intrecci stravaganti"; a mio avviso un vero nonsense.

Una tipica scena in cui enormi quantità di capelli si tessono al vento

Segue una sequenza dove Sofia rimembra a beneficio del lettore che i Rosemund vengono tacciati di omosessualità perché "sono dotati di un fisico sottile, hanno visi candidi dai
lineamenti delicati che sono un piacere a vedersi", discutono per ore di arte e letteratura, tanto che è un piacere stare ad ascoltarli, curano l’aspetto e l’abbigliamento, si coprono di vestiti rossi e di gioielli. Ma sono anche temibili guerrieri. Quante calunnie girano sul loro conto, tante da strappare a lei un sorriso, che però perde quando ripensa alla terribile offesa arrecatale dall’Ardesiano:

Si domanda se ad Ardesia siano a conoscenza del significato del termine «ninfa». Abitatrici delle fonti, dei fiumi, dei laghi e dei monti, divinità minori di rara bellezza e grazia, ispiratrici di musica e poesia. Mitologia antica e dimenticata.

Ninfetta è un termine dispregiativo, come a voler sottolineare che si atteggiano come divinità ma sono dee minori oltre a essere Rosensin.

Le sequenze statiche non sono in generale mai una bella cosa, anche se a volte sono necessarie, soprattutto nei fantasy, dove interi mondi devono essere in qualche modo descritti. Ma questo primo capitolo sembra tutto un enorme flusso di informazioni gratuite. Addirittura la spiegazione modello Wikipedia sull’origine del termine "ninfetta". Davvero troppo. Ma poi, è credibile che "ninfetta" sia una parola così brutta da recare un’offesa tanto imperdonabile? A me sembra più un simpatico appellativo, quasi un complimento.

Cominciando a tirare qualche somma, ho come la sensazione che le motivazioni che spingono i personaggi ad agire siano sempre un po’ debolucce. E rendendosi forse conto di doverle in qualche modo irrobustire, ci pensa l’autrice (con l’ennesima spiegazione statica) a chiarirci il perché di tanto odio: i Rosensin rubarono agli Ardesiani molte delle loro preziose miniere d’oro (e vorrei vedere, anche io sarei un po’ incazzato) e nella guerra che ne risultò riuscirono a tenersele.

Sofia non si capacita di come sia possibile che poi ci sia stata una roba chiamata tregua:

Tregua, l’hanno chiamata.

Ancora si piangono i morti dopo trenta anni.

Mentre Re Sigmund si proclama uomo di pace, pensa con ripugnanza. Non vi è pace, perché se così fosse, nessuno tra Rosensin e Ardesiani impugnerebbe il ferro come fosse una tradizione. E se vi fosse pace non avrebbe senso il divieto di oltrepassare il confine tra i due regni.

“No. – Conclude ad alta voce, come per dar maggior vigore alle sue considerazioni. – Non conosciamo nemmeno il significato della parola pace, nessuno la desidera, noi non ci tolleriamo e vogliamo continuare a sbranarci come fanno i porci tra loro quando hanno fame!”

Direi che trent’anni senza guerra... sì, sono una bella tregua, anzi, sono una bella pace, ma proprio duratura. Qui mi sa che la protagonista confonde la pace con l’odio.

Procedendo nella lettura, il solito spiegone introduce una tolkeniana "terra di mezzo" dove ai Rosensin piace andare a passare il tempo, per battersi e ammazzarsi nel modo più opportuno, ferirsi (insomma, sbranarsi) con gli Ardesiani (anche se "lo spintone" rimane l’umiliazione peggiore, sia chiaro).

Passiamo allo spiegone successivo:

Ardesia, regno di incivili, mangiatori di carne morta.

I Rosensin invece si cibano solo ed esclusivamente di vegetali e frutta, e godono degli appellativi di mangia-semi, mangia-erba e mangia-bacche.

Dunque, se le mie osservazioni non sono fuorvianti, siamo stati prima introdotti al movente (lo spintone) di qualcosa che porterà delle serie conseguenze e poi al tema di fondo del romanzo stesso, la metafora che ci ricollega alla vita reale, l’eterno scontro tra bene e male, qui rivisitato in forma di "vegan contro carnivori". E non v’erano dubbi a quale fazione appartenesse la protagonista.

Nello spiegone successivo si parla di come e perché i Rosensin siano diventati tanto abili in battaglia: hanno subito troppe angherie e soprusi nei secoli passati a causa della loro debolezza, e l’hanno trasformata in forza. Hanno costretto i loro bambini a duri ed estenuanti allenamenti, fortificandoli e sviluppando la loro aggressività (la classica teoria dell'evoluzione biologica di Lamarck, insomma, quella delle giraffe).

Una giraffa Rosensin che si allena ad allungare il collo, per averlo più lungo delle giraffe Ardesiane.

Peccato che in un paragrafo precedente c’era scritto:

Gli uomini di Rosemund vengono tacciati di omosessualità solo perché sono dotati di un fisico sottile, hanno visi candidi dai lineamenti delicati che sono un piacere a vedersi, spendono ore discutendo di arte e letteratura, ed è un piacere ascoltarli, dedicano speciale attenzione al loro aspetto, al modo di abbigliarsi, prediligendo abiti dai colori accesi e gioielli, ma chiunque abbia mai provato a incrociare la spada con uno di loro ha sempre avuto molto da raccontare, oppure non ha potuto.

E l’idea che mi ero fatto era quella dei Rosensin come un popolo sul modello ateniese (con in più la fortuna di essere in grado di sfornare grandi combattenti, sebbene all’apparenza un po’ effeminati) e, invece, ora siamo passati al modello spartano. Oppure, se davvero gli uomini di Rosemund sono così virtuosi da nascere esili, dedicarsi all’arte del combattimento (l’autrice ha idea di quante ore di allenamento quotidiano servano per diventare e restare grandi combattenti partendo da corporature esili e debolucce?) e anche primeggiare in tutte le discipline elencate, dove accidenti lo trovano il tempo libero per andare a divertirsi "sbranandosi" con gli uomini di Ardesia nelle osterie della terra di mezzo? Boh.

E infatti è la stessa autrice che nello spezzone successivo ci narra quanto l’infanzia di Sofia sia stata difficile, tutta fatta di esercitazioni militari, con "nessuno" spazio per arte, letteratura e aspetto fisico. Vabbe’. Rendendosi forse conto che l’impianto così imbastito non regge molto, però, ci ricorda anche che l’arte, la scrittura, la lettura, la medicina e la pittura sono molto importanti a Rosemund e non vengono trascurati.

Anche ammettendo che un generico individuo sia in grado di applicarsi in tutte queste discipline, ottenendo sempre ottimi risultati, resta la domanda di fondo: dove trova il tempo per andare ad attacar briga con gli antipatici Ardesiani? (E ce lo chiederemo soprattutto quando avremo presente, più avanti, la giornata di Sofia).

Non regge.

Basta aprire un qualsiasi libro di storia per rendersi conto che un popolo non è mai stato in grado di sviluppare tante discipline contemporaneamente, non nelle medesime classi sociali. A parte rari casi di persone davvero dotate, non si sfugge alla propria indole: o si diventa guerrieri o si diventa letterati. Lo stesso impero romano, quando i suoi cittadini si sono votati più all’edonismo che allo stoicismo, è caduto. Ed era un impero. Un romanzo fantasy, per essere credibile, dovrebbe avere un impianto, non dico inattaccabile, ma quantomeno robusto: la geografia, le strutture sociali e l’economia dovrebbero essere pensate come si deve.

Il capitolo continua con altri spiegoni dove viene detto che le donne di Rosensin sono anche belle, attraenti e femminili, che hanno gli occhioni che le tradiscono quando sono emozionate, e che Sofia è l’erede al trono. Poi Sofia pensa a cosa le piacerebbe fare quella sera stessa (non studiare, né allenarsi, ovviamente, è un po’ discola): andrà alla locanda (nella terra di mezzo) a cercare altri scontri, insieme alle sue amiche del cuore, che vengono presentate col solito spiegone che ne elenca alla veloce pregi e difetti. Sofia sa che non è una bella cosa, ma non ha paura di essere punita, perché il re, suo padre, ha un debole per lei. E soprattutto va in giro sotto falso nome, per poter celare le proprie marachelle (infatti, chi potrebbe mai immaginare che l’erede al trono, bella e femminile, solita ad andare in giro col gruppo di fedeli amiche a cercar rogne in qualche località a portata di cavallo, non verrebbe mai riconosciuta?)

Infine si parla del fratello di Sofia, reietto, scomparso anni prima, lei lo adorava e lui l’ha abbandonata senza una parola d’addio (ma sarà davvero così?)

E si chiude il primo capitolo.

Nel secondo capitolo vengono presentati i due eredi al trono ardesiano, Loran ed Evan. Ne parleremo più avanti.

Nel terzo capitolo Ash (altra denominazione per Sofia, non mi è chiaro se sia il cognome o un soprannome) e le sue amiche escono e incontrano il gruppo capeggiato dai principi Ardesiani. Che, ovviamente, sanno chi è lei. La stessa principessa che nascondeva le fattezze per non farsi riconoscere (nemmeno nella propria corte), viene smascherata al primo sguardo da cavalieri stranieri (e senza che nemmeno avessero a disposizione un profilo Facebook da sbirciare). Sembrerebbe esserne sorpresa, anche se poi, quando i due gruppi si separano, una delle sue amiche le ricorda che (con Evan) non perdono occasione per stuzzicarsi, come se tra loro ci fosse del tenero. Birichini. Insomma, un casotto niente male e l’ennesima dimostrazione di quanto troppo infodump oltre a essere brutto diventi poi anche difficile da gestire.

Qualche buono scambio di battute c’è, va detto. Altri, però, sono quasi surreali:

“Che sia un tombeur le femme.” Interviene Sintia, la quale è sempre bene informata.

“In che senso?” Chiede Floria.

Segin e Sintia la guardano con affettuoso scherno.

“E in quale senso, secondo te? Stupidella.” Ribatté Segin. “A letto è bravo. Molto, molto, molto. Buona tecnica e lunga durata.” Conclude Sintia senza preamboli.

Come una torcia che non si spegne!” Aggiunge la principessa.

Le ragazze vengono presentate dal narratore e dai loro stessi dialoghi come "candide colombelle". Qui stanno parlando dei principi ardesiani e per quanto a informarle su simili "piccanti" dettagli possano essere state ancelle o amiche di "ben altra virtù", loro dovrebbero guardare all’atto sessuale come a qualcosa di misterioso, di sconosciuto, invece commentano come donne che sanno esattamente cosa cercare e cosa dà piacere nel rapporto con un uomo: "una torcia che non si spegne", dura che duri e usata con grande tecnica. Quando l’ho letto non credevo ai miei occhi.

Prometeo ruba il fuoco a Zeus per donarlo agli Ardesiani, che ne hanno bisogno per tenere sempre accese le loro torce.

Prometeo

La storia continua con le ragazze che ripartono per raggiungere la terra dei nani. Piccolo appunto: nello spam l’autrice non aveva detto "niente draghi, streghe, elfi e mostri"? È vero, nell’elenco di ciò che non avremmo trovato nel romanzo non si era fatto cenno ai nani, ma sembrava sottinteso. Vabbe’.

Cerchiamo adesso di raccapezzarci sulla geografia, ricordando che si sta parlando della nostra Terra, nel futuro, quindi una grossa sfera che mette a disposizione immensi spazi. S’era detto che tra il regno degli Ardesiani e quello dei Rosemund esisteva una striscia neutra chiamata terra di mezzo. Gli incontri però sembrano avvenire con grande facilità, tramite spostamenti molto brevi. E, a questo punto della narrazione, le ragazze stanno per entrare nella terra dei nani: una quarta regione. Ricapitolando, abbiamo incontrato due regni, una terra di nessuno e una terra di nani, il tutto nel giro di un paio di cavalcate. Ma quanto è grande l’area geografica di cui stiamo parlando?

Tornando alla storia, eravamo a fuoco sugli Ardesiani all’inseguimento delle Rosensin, che si fermano a raccogliere alcune piante particolari, quindi i due gruppi si incontrano/scontrano ancora. Nella terra dei nani.

Tanto per cambiare, si stuzzicano, e finalmente arriva un po d’azione: Ash ed Evan, spinti da quello che pare da subito un odio che sfocerà in amore (il classico "disprezzo d’amore"), si sfidano a duello. Ma prima che possano "sbranarsi" il gruppone viene attaccato, indovinate da chi? dai nani, e la grande guerriera Ash si lascia disarmare dal primo a cui capita sotto tiro. Sta per essere uccisa quando interviene Evan, che la salva.

Infine Rosensin e Ardesiani si separano, ma si incontrano ancora sulla via del ritorno, e parte l’ennesima sfida. Perché gli amanti dell’arte, della letteratura e delle scienze non possono farci niente, i duelli ce li hanno nel sangue e non vi rinunciano mai, nemmeno dopo una giornata in cui hanno già visto la morte in faccia contro un’ orda di nani.

Questa volta, finalmente, Ash ed Evan si battono, e finirebbe davvero male, se non venissero fermati dai compagni di brigata.

Più o meno in questo modo finisce il capitolo 3.

lo stile

Vediamo come viene narrata una delle sequenze dell’ultima parte, quella più movimentata. Lo stralcio che riporto è un po’ lungo, ma per un’analisi esaustiva non bastano poche righe. Comunque, per ora non lo leggete. Limitatevi a dare una rapida occhiata, sbirciando sottolineature e grassetti. Ho evidenziato ogni discorso diretto con una sottolineatura e ogni sintagma di legamento con il grassetto.

Sοφια scoppia a ridere.

“Consideratelo come un allenamento!” Esclama, esibendo il ferro. Evan non se lo fa ripetere una seconda volta, con un movimento fluido sfodera la spada, le lame sibilano sfiorandosi. La tensione si fa densa, l’aria sembra essersi fermata, posandosi da una parte come per fare spazio alla morte, giunta ad attendere, che sia la bella fanciulla o il giovane dallo sguardo di acqua poco importa. Porterà con sé la sua nuova conquista, guidandola per mano come fosse una madre, per insegnargli a percorrere la strada immersa delle tenebre dove niente è visibile.

“Un’allenamento dove per pura casualità qualcuno potrebbe venir ferito.... Ma anche morire!” Continua lei, attaccando con tutta la foga che ha in corpo.

Il combattimento si fa sempre più intenso, le lame guizzano veementi nell’aria, entrambi colpiscono e schivano.

Lei sembra dominata da un furore assassino, non si risparmia, gli avanza contro il più possibile. Vuole fargli rimpiangere di non averla lasciata cadere nel fiume.

Lui si prodiga con lo stesso impegno, non ha permesso che annegasse ma adesso avrà l’occasione per vedere quanto vale prima di trafiggerla.

Lo stridore freddo del metallo si diffonde intorno a loro coprendo ogni promessa di morte e ogni insulto che i due si rivolgono.

“Così sarà, stupida mangia-semi, andrò fino in fondo, assaggerai il metallo di Ardesia!” Minaccia lui.

“Non oggi. Non vedrai una sola goccia del mio sangue.” Fa lei ostentando sicurezza. Certa della vittoria continua a battersi magnificamente, in modo magistrale, così come le è stato insegnato da bambina, parando l’attacco con coraggio e vibrando colpi diretti che il suo nemico evita con altrettanta abilità. Pur rendendosi conto di avere dinanzi a sé un avversario valente, addestrato e dai muscoli d’acciaio, lei impavida non demorde.

Se prima Floria, Sintia e Segin assistevano divertite, ora cominciano a rendersi conto che la situazione si fa alquanto seria.

“Andrebbero separati subito!Esordisce Floria. – Ci sta mettendo troppa enfasi per essere solo un allenamento.”

“Perché?Chiede Sintia, stupita per l’ingenuità dell’amica. – Tu davvero pensavi che lo fosse?”

“Se la sta cavando bene.Osserva Segin preoccupata. – Ma per quanto ancora? Nella tecnica sono pari, ma lui è più grosso.”

“Anche Asmar lo è.Replica Floria.Ash è abituata a duellare con uomini più forti fisicamente.”

“Ma con Asmar non duella, si allena.Precisa Sintia.E lui invece sembra fare sul serio, bisogna che interveniamo o qui finisce male.”

“E chi va a dividerli?Si chiede Segin.Qui rischiamo di finir male noi. Io nemmeno ci provo.”

Anche il gruppo di Ardesia osserva con attenzione i due spadaccini, alcuni incitano, altri commentano e attendono l’affondo finale e definitivo del Principe.

Arnaud di Leirac non è di questo avviso, lui si limita a stare in silenzio e non è certo di chi sarà la vittoria. Apprezza la bellezza della ragazza, i suoi capelli sciolti e disordinati, le incorniciano le gote accese in un rossore che sembra un vezzo, ma è il suo stile, è la sua forza, è l’agilità a incantarlo.

Per essere una donna è brava, pensa, è stata addestrata a dovere. Il Principe godrà di un certo vantaggio, questo è certo, viste le differenze fisiche tra i due, ma lei ha tecnica e sa come applicarla; fatto sta che entrambi costituiscono un pericolo l’uno per l’altra, un semplice diverbio tra ragazzi, si è trasformato in un vero combattimento, di quelli che finiscono con uno dei due sotto terra e l’altro in una cella scura.

Realizza che ha visto quanto basta.

Con decisione sprona il cavallo e si frappone fra i due.

“Adesso basta!Ordina. – Non vi lascerò continuare questa follia! Principe, per favore, siate ragionevole e pensate alle conseguenze. Lei non ha niente da perdere ma Voi sì! Vostro padre non ve lo perdonerebbe e siamo in una terra di confine! Stiamo parlando di legge!”

“Toglietevi di mezzo!Gli ordina Evan:Non ho finito con lei.”

“Sì che hai finito!Esordisce Laran, piombando giù da cavallo. – Avete finito tutti e due!”

Blocca il fratello per un braccio e in un battibaleno lo disarma, poi si rivolge a Sοφια con un tono che sembra non ammettere repliche.

“E anche voi, deponete l’arma!”

Anche Ael si avvicina, cercando di distogliere Evan dal suo intento pur continuando a lanciare sguardi intimidatori verso Ash.

A questo punto Sintia entra in campo e si piazza di fronte alla sua amica, mettendo una maggior distanza tra lei i quattro Ardesiani, in quel genere di situazioni una stilettata può sempre sfuggire e non c’è da fidarsi. Le poggia le mani sulle spalle, come se volesse infonderle calma solo col tocco delle sue dita.

“Sei andata oltre, oggi. Fermati, non ha senso. – Poi le sussurra all’orecchio: – Non vale la pena rischiare una punizione per lui.”

“Non immischiarti, Sintia, è un ordine.Fa lei, svincolandosi e strattonandola. – Non ho avuto soddisfazione e giuro che me la darete!” Grida al suo avversario. Il fuoco che ha dentro divampa e solo il sangue può spegnerlo. Sintia fa fatica a trattenerla.

“Ah sì? E di quale tipo, Lady Ash? Di che tipo di soddisfazione state parlando?” Si fa beffa di lei Evan.

“Siete un villano insolente!Lo insulta la ragazza furibonda. – E un codardo!”

“Eh no!Risponde il ragazzo, cercando di liberarsi dalla stretta del fratello, che non si sposta di un solo centimetro. – Codardo non lo sono, signora! E ve l’ho appena dimostrato! Stareste già a leccarvi le ferite se non mi avessero fermato. La vostra inferiorità è evidente!”

“Codardo!Ripete ancora lei. – Ora non potete non raccogliere la sfida, dal momento che vi ho dato del codardo per ben due volte. Vi manderò un invito ufficiale per un duello e dovrete accettarlo. Scegliete pure l’arma che preferite, io non ho nessun problema!”

Laran, alquanto spazientito esordisce con fermezza: “Ora basta!Ordina. – Non ci sarà alcun duello! E voi cercate di calmarvi, signorina. Avete dimostrato a tutti il vostro talento oggi, come mio fratello del resto. Ma non voglio sentire ancora la parola duello!” Poi si rivolge ai suoi: “Ed ora tutti a casa!”

“Sì, andiamocene.Risponde Evan, placandosi all’improvviso le rivolge un mezzo sorriso. – Mi dispiace per la sfida, Lady Ash, non infrango la legge per voi, non valete così tanto. Magari avrete più fortuna con uno dei nani.”

La parte di romanzo che ho letto (i primi tre capitoli) è scritta tutta in questo modo.

Basta un colpo d’occhio per rendersi conto di un problema: non esiste battuta che non venga introdotta da un sintagma di legamento (forse se ne salvano un paio).

Per capire perché parlo di "problema" è necessario fare una breve digressione: in un testo, non sempre è facile far capire al lettore chi stia dicendo cosa. A disposizione dell’autore ci sono tre diversi metodi:

  1. Utilizzare un discorso diretto libero da solo, quando è chiaro chi sia il parlante (o quando non è importante che si sappia con certezza). Chiamiamolo metodo dd_solo.
  2. Utilizzare un discorso diretto libero introdotto (o seguito) da un’azione del parlante, così da evidenziarlo in modo indiretto. Chiamiamolo metodo dd_azione.
  3. Utilizzare un discorso diretto legato per specificare chi parla tramite un sintagma di legamento. Chiamiamolo metodo dd_legato.

Metodi che hanno tutti e tre pregi e difetti.

Il dd_solo è senza dubbio il più brillante, ma anche il più difficile da usare. Uno scambio di battute senza intervento del narratore è rapido e coinvolgente, ma il lettore, che dovrebbe sempre (tranne in alcuni casi) sapere "chi sta parlando", non si deve confondere. Quindi va usato con abilità. In più, se già è complicato da usare quando il dialogo si svolge tra due personaggi, diventa quasi impossibile quando a conversare è un gruppo. E infine, a meno che non sia una precisa intenzione dell’autore, un dialogo scritto tutto in questo modo tende a risultare statico.

È per questo che sarebbe buona norma (ripeto, sempre se lo scrivente non sappia esattamente ciò che fa) alternare al dd_solo soprattutto il dd_azione, in modo da far sapere al lettore chi sta parlando senza appesantire la lettura con il dd_legato. Perché quest’ultimo, a mio avviso, andrebbe speso solo come risorsa estrema, nel caso in cui il dd_azione apparisse forzoso e il dd_solo non adatto.

Chiariamo un’ulteriore questione: abbiamo visto che il dd_legato si verifica quando la battuta è affiancata da un sintagma di legamento (precedente o successivo). Ma sui sintagmi di legamento il dibattito è aperto e acceso: c’è chi sostiene sia meglio usare sempre il disse/dice e chi invece pensa che darsi alle più variegate alternative (sussurra/sussurrò, ordina/ordinò, replica/replicò, etc.) sia la scelta migliore. Io penso che il sintagma di legamento vada soprattutto usato con parsimonia, perché appesantisce quasi sempre il testo e che la verità stia nel mezzo, ovvero che tutto dipenda dal contesto.

Torniamo adesso a disquisire sullo stile usato nel romanzo: l’autrice ha optato per un pesante impiego del dd_legato, e quasi sempre l’ha fatto infarcendo il testo di ridondanze, esagerando nell’uso di sinonimi e varianti (forse nel tentativo di limitare i "dice" e le ripetizioni) e dimenticandosi del tutto dei metodi dd_solo e dd_azione. E questo alle mie orecchie è suonato (quasi) insopportabile.

Nella sequenza che stiamo analizzando, dove i personaggi sono molti, è come se l’autrice avesse stabilito che l’unico metodo possibile fosse il dd_legato e l’avesse applicato a ogni battuta, come un automa. Cercando, sì, quello più descrittivo, e sforzandosi di variare il più possibile; ma ottenendo, per assurdo, effetti ancora peggiori.

Io sono convinto che la scrittura non sia questo. La scrittura non dovrebbe essere una mera applicazione delle regole. La scrittura dovrebbe essere l’esatto opposto: dotarsi di un ventaglio di strumenti e usarlo a piacimento, per curare ogni dettaglio. Unica vera regola, la sensibilità. O talento, se vogliamo. O esperienza. O mestiere. Dategli il nome che volete.

Per intenderci, faccio due esempi.

Qui:

“Così sarà, stupida mangia-semi, andrò fino in fondo, assaggerai il metallo di Ardesia!” Minaccia lui.

È già evidente dalla battuta che si tratta di una minaccia (e se non lo fosse stato, era la battuta da ripensare, non altro), quindi la voce narrante che specifica quel "Minaccia lui" è una fastidiosa ridondanza.

Invece qui:

“Sei andata oltre, oggi. Fermati, non ha senso. – Poi le sussurra all’orecchio: – Non vale la pena rischiare una punizione per lui.”

Il sintagma di legamento descrive qualcosa che non può essere dedotto con altri dettagli, quindi è funzionale alla scena, e non è ripetitivo. Può andare.

Ma sono davvero poche, nel testo, le battute che "possono andare" in questo modo.

Editiamo un po’

Provo a riscrivere lo spezzone cercando di utilizzare al meglio (e a mio gusto) tutti e tre i metodi discussi sopra. Lascerò le sottolineature (per i discorsi diretti) e il grassetto (dove sopravviveranno i sintagmi originali), evidenzierò in rosso le aggiunte e barrerò le eliminazioni. In verde riporterò i commenti non facenti parte del testo né prima né dopo.

Sοφια scoppia a ridere. Esibisce il ferro. “Consideratelo come un allenamento!” Esclama, esibendo il ferro. Evan non se lo fa ripetere una seconda volta, con un movimento fluido sfodera la spada, le lame sibilano sfiorandosi. La tensione si fa densa, l’aria sembra essersi fermata, posandosi da una parte come per fare spazio alla morte, giunta ad attendere, che sia la bella fanciulla o il giovane dallo sguardo di acqua poco importa. Porterà con sé la sua nuova conquista, guidandola per mano come fosse una madre, per insegnargli a percorrere la strada immersa delle tenebre dove niente è visibile.

“Unallenamento dove per pura casualità qualcuno potrebbe venir ferito.... Ma anche morire!” Continua lei, attaccando Continua Ash, e attacca con tutta la foga che ha in corpo.

Il combattimento si fa sempre più intenso, le lame guizzano veementi nell’aria, entrambi colpiscono e schivano.

Lei sembra dominata da un furore assassino, non si risparmia, gli avanza contro il più possibile. Vuole fargli rimpiangere di non averla lasciata cadere nel fiume.

Lui si prodiga con lo stesso impegno, non ha permesso che annegasse ma adesso avrà l’occasione per vedere quanto vale prima di trafiggerla.

Lo stridore freddo del metallo si diffonde intorno a loro coprendo ogni promessa di morte e ogni insulto che i due si rivolgono.

“Così sarà, stupida mangia-semi, andrò fino in fondo, assaggerai il metallo di Ardesia!” minaccia lui. (ridondanza inutile)

Sοφια ostenta sicurezza. “Non oggi. Non vedrai una sola goccia del mio sangue.” Fa lei ostentando sicurezza. Certa della vittoria continua a battersi magnificamente, in modo magistrale, così come le è stato insegnato da bambina, parando l’attacco con coraggio e vibrando colpi diretti che il suo nemico evita con altrettanta abilità. Pur rendendosi conto di avere dinanzi a sé un avversario valente, addestrato e dai muscoli d’acciaio, lei impavida non demorde.

(sul prossimo passaggio è necessario lavorare più a fondo: non basta toccare i sintagmi per migliorare la situazione)

Se prima Floria, Sintia e Segin le amiche assistevano divertite, ora cominciano a rendersi conto che la situazione si fa alquanto seria.

Floria è la prima a perdere la calma: “Andrebbero separati subito! Esordisce Floria. – Ci sta mettendo troppa enfasi per essere solo un allenamento.”

“Perché?Chiede Sintia, Sintia la scruta, stupita per la sua ingenuità. l’ingenuità dell’amica.Tu davvero pensavi che lo fosse?”

Segin porta le mani al volto. “Se la sta cavando bene. Osserva Segin preoccupata. – Ma per quanto ancora? Nella tecnica sono pari, ma lui è più grosso.”

“Anche Asmar lo è.Replica Floria.Ash è abituata a duellare con uomini più forti fisicamente.”

“Ma con Asmar non duella, si allena. Precisa Sintia. (ridondanza)E lui invece sembra fare sul serio, bisogna che interveniamo o qui finisce male.”

Di nuovo Segin interrompe il battibecco. “E chi va a dividerli?Si chiede Segin.Qui rischiamo di finir male noi. Io nemmeno ci provo.”

Anche il gruppo di Ardesia osserva con attenzione i due spadaccini, alcuni incitano, altri commentano e attendono l’affondo finale e definitivo del Principe.

Arnaud di Leirac non è di questo avviso, lui si limita a stare in silenzio e non è certo di chi sarà la vittoria. Apprezza la bellezza della ragazza, i suoi capelli sciolti e disordinati, le incorniciano le gote accese in un rossore che sembra un vezzo, ma è il suo stile, è la sua forza, è l’agilità a incantarlo.

Per essere una donna è brava, pensa, è stata addestrata a dovere. Il Principe godrà di un certo vantaggio, questo è certo, viste le differenze fisiche tra i due, ma lei ha tecnica e sa come applicarla; fatto sta che entrambi costituiscono un pericolo l’uno per l’altra, un semplice diverbio tra ragazzi, si è trasformato in un vero combattimento, di quelli che finiscono con uno dei due sotto terra e l’altro in una cella scura.

Realizza che ha visto quanto basta.

Con decisione sprona il cavallo e si frappone fra i due. “Adesso basta!Ordina. – Non vi lascerò continuare questa follia! Principe, per favore, siate ragionevole e pensate alle conseguenze. Lei non ha niente da perdere ma Voi sì! Vostro padre non ve lo perdonerebbe e siamo in una terra di confine! Stiamo parlando di legge!”

“Toglietevi di mezzo! Gli ordina Evan:(non serve, è palese che parla Evan) Non ho finito con lei.”

Laran piomba giù dal cavallo. “Sì che hai finito!Esordisce Laran, piombando giù da cavallo. Blocca il fratello per un braccio e in un battibaleno lo disarma. Avete finito tutti e due!” Poi si rivolge a Sοφια con un tono che sembra non ammettere repliche.

Blocca il fratello per un braccio e in un battibaleno lo disarma, poi si rivolge a Sοφια con un tono che sembra non ammettere repliche.

“E anche voi, deponete l’arma!”

Anche Ael si avvicina, cercando di distogliere Evan dal suo intento pur continuando a lanciare sguardi intimidatori verso Ash.

A questo punto Sintia entra in campo e si piazza di fronte alla sua amica, mettendo una maggior distanza tra lei i quattro Ardesiani, in quel genere di situazioni una stilettata può sempre sfuggire e non c’è da fidarsi. Le poggia le mani sulle spalle, come se volesse infonderle calma solo col tocco delle sue dita. “Sei andata oltre, oggi. Fermati, non ha senso. – Poi le sussurra all’orecchio: – Non vale la pena rischiare una punizione per lui.”

“Non immischiarti, Sintia, è un ordine.Fa lei, svincolandosi e strattonandola. Ash la strattona e si svincolaNon ho avuto soddisfazione e giuro che me la darete!” Grida al suo avversario verso Evan. Il fuoco che ha dentro divampa e solo il sangue può spegnerlo. Sintia fa fatica a trattenerla.

“Ah sì? E di quale tipo, Lady Ash? Di che tipo di soddisfazione state parlando?” Si fa beffa di lei Evan.

“Siete un villano insolente! Lo insulta la ragazza furibonda. – E un codardo!”

“Eh no!Risponde il ragazzo, cercando cerca di liberarsi dalla stretta del fratello, che non si sposta di un solo centimetro. – Codardo non lo sono, signora! E ve l’ho appena dimostrato! Stareste già a leccarvi le ferite se non mi avessero fermato. La vostra inferiorità è evidente!”

“Codardo!Ripete ancora lei. – Ora non potete non raccogliere la sfida, dal momento che vi ho dato del codardo per ben due volte. Vi manderò un invito ufficiale per un duello e dovrete accettarlo. Scegliete pure l’arma che preferite, io non ho nessun problema!”

Laran, alquanto spazientito esordisce con fermezza: “Ora basta!Ordina. sbotta Laran spazientitoNon ci sarà alcun duello! E voi cercate di calmarvi, signorina. Avete dimostrato a tutti il vostro talento oggi, come mio fratello del resto. Ma non voglio sentire ancora la parola duello!” Poi si rivolge ai suoi: “Ed ora tutti a casa!”

“Sì, andiamocene.Risponde Evan, placandosi si placa all’improvviso le rivolge un mezzo sorriso. – Mi dispiace per la sfida, Lady Ash, non infrango la legge per voi, non valete così tanto. Magari avrete più fortuna con uno dei nani.”

Vediamo quali altre cose non mi sono piaciute. Troppi, troppi, troppi punti esclamativi. Alcuni avverbi inutili e di troppo. Anacoluti (involontari?) sparpagliati un po’ a caso.

Editiamo ancora:

Sοφια scoppia a ridere. E ed esibisce il ferro. “Consideratelo come un allenamento! Evan non se lo fa ripetere una seconda volta, e con un movimento fluido sfodera la spada., lLe lame sibilano sfiorandosi.

La tensione si fa densa, l’aria sembra fermarsi essersi fermata, posandosi posarsi da una parte, come per fare spazio alla morte., giunta ad attendere, Che sia la bella fanciulla o il giovane dallo sguardo liquido, di acqua poco importa, Porterà con sé costei prenderà per mano la sua nuova conquista e la guiderà guidandola per mano come fosse una madre per insegnargli a percorrere lungo la strada immersa delle tenebre dove niente è visibile.

“Un allenamento dove per pura casualità qualcuno potrebbe venir ferito... Ma anche morire! Continua Ash, e attacca con tutta la foga che ha in corpo.

Il combattimento si fa sempre più ("sempre più" dava una sensazione di stacco temporale assolutamente fuori luogo, perché lo scontro è appena iniziato) subito intenso, le lame guizzano veementi nell’aria, entrambi (altro anacoluto involontario, mettiamo il soggetto) i duellanti colpiscono e schivano. Lei sembra dominata da un furore assassino, non si risparmia, gli avanza contro il più possibile. Vuole fargli rimpiangere di non averla lasciata cadere nel fiume. Lui si prodiga con lo stesso impegno, non ha permesso che annegasse, ma adesso avrà l’occasione per vedere quanto vale, prima di trafiggerla.

Lo stridore freddo del metallo si diffonde intorno a loro coprendo copre le promesse ogni promessa di morte e gli ogni insulti che i due si rivolgono.

“Così sarà, stupida mangia-semi, andrò fino in fondo, assaggerai il metallo di Ardesia!

Sοφια ostenta sicurezza. “Non oggi. Non vedrai una sola goccia del mio sangue.” Certa della vittoria, continua a battersi magnificamente, in modo magistrale, così come le è stato insegnato da bambina, parando l’attacco con coraggio e vibrando colpi diretti che il suo nemico evita con altrettanta abilità. Pur rendendosi conto di avere dinanzi a sé un avversario valente, addestrato e dai muscoli d’acciaio, lei impavida non demorde.

Se prima le amiche assistevano divertite, ora cominciano a rendersi conto che la situazione si fa alquanto seria.

Floria è la prima a perdere la calma: “Andrebbero separati subito! Ci sta mettendo troppa enfasi per essere solo un allenamento.” “Dovremmo separarli, questo non è un allenamento.”

“Perché? – Sintia la scruta, stupita per la sua ingenuità. – Tu davvero pensavi che lo fosse?”

Segin porta le mani al volto. “Se la sta cavando bene. Ma per quanto ancora? Nella tecnica sono pari, ma lui è più grosso.”

“Anche Asmar lo è.Replica Floria.Ash è abituata a duellare con uomini più forti fisicamente.”

“Ma con Asmar non duella, si allena. E lui invece sembra fare sul serio, bisogna che interveniamo o qui finisce male.”

Di nuovo Segin interrompe il battibecco. “E chi va a dividerli? Qui rischiamo di finir male noi. Io nemmeno ci provo.”

Anche il gruppo di Ardesia osserva con attenzione i due spadaccini, alcuni incitano, altri commentano e attendono l’affondo finale e definitivo del Principe.

Arnaud di Leirac non è di questo avviso, lui si limita a stare in silenzio e non è certo di chi sarà la vittoria. Apprezza la bellezza della ragazza, i suoi capelli sciolti e disordinati, le incorniciano le gote accese in un rossore che sembra un vezzo, ma è il suo stile, è la sua forza, è l’agilità a incantarlo.

Per essere una donna è brava, pensa, è stata addestrata a dovere. Il Principe godrà di un certo vantaggio, questo è certo, viste le differenze fisiche tra i due, ma lei ha tecnica e sa come applicarla; fatto sta che entrambi costituiscono un pericolo l’uno per l’altra, un semplice diverbio tra ragazzi, si è trasformato in un vero combattimento, di quelli che finiscono con uno dei due sotto terra e l’altro in una cella scura.

Realizza che ha visto quanto basta.

Con decisione sprona il cavallo e si frappone fra i due. “Adesso basta! Non vi lascerò continuare questa follia! Principe, per favore, siate ragionevole e pensate alle conseguenze. Lei non ha niente da perdere ma Voi sì! Vostro padre non ve lo perdonerebbe e siamo in una terra di confine! Stiamo parlando di legge!

“Toglietevi di mezzo! Non ho finito con lei.”

Laran piomba giù dal cavallo. “Sì che hai finito! Blocca il fratello per un braccio e in un battibaleno lo disarma. Avete finito tutti e due! Poi si rivolge a Sοφια con un tono che sembra non ammettere repliche. “E anche voi, deponete l’arma!

Anche Ael si avvicina, cercando di distogliere Evan dal suo intento pur continuando a lanciare sguardi intimidatori verso Ash.

A questo punto Sintia entra in campo e si piazza di fronte alla sua amica, mettendo una maggior distanza tra lei e i quattro Ardesiani, in quel genere di situazioni una stilettata può sempre sfuggire e non c’è da fidarsi. Le poggia le mani sulle spalle, come se volesse infonderle calma solo col tocco delle sue dita. “Sei andata oltre, oggi. Fermati, non ha senso. – Poi le sussurra all’orecchio: – Non vale la pena rischiare una punizione per lui.”

“Non immischiarti, Sintia, è un ordine. – Ash la strattona e si svincola – Non ho avuto soddisfazione e giuro che me la darete!” Grida verso Evan. Il fuoco che ha dentro divampa e solo il sangue può spegnerlo. Sintia fa fatica a trattenerla.

“Ah sì? E di quale tipo, Lady Ash? Di che tipo di soddisfazione state parlando?”

“Siete un villano insolente! E un codardo!

“Eh, no!Il ragazzo, cerca di liberarsi dalla stretta del fratello, che non si sposta di un solo centimetro. – Codardo non lo sono, signora! E ve l’ho appena dimostrato! Stareste già a leccarvi le ferite se non mi avessero fermato. La vostra inferiorità è evidente!”

“Codardo!Ripete ancora lei. – Ora non potete non raccogliere la sfida, dal momento che vi ho dato del codardo per ben due volte. Vi manderò un invito ufficiale per un duello e dovrete accettarlo. Scegliete pure l’arma che preferite, io non ho nessun problema!

“Ora basta! – Sbotta Laran spazientito – Non ci sarà alcun duello! E voi cercate di calmarvi, signorina. Avete dimostrato a tutti il vostro talento oggi, come mio fratello del resto. Ma non voglio sentire ancora la parola duello!” Poi si rivolge ai suoi: “Ed ora tutti a casa!

“Sì, andiamocene.Evan si placa all’improvviso, le rivolge un mezzo sorriso. – Mi dispiace per la sfida, Lady Ash, non infrango la legge per voi, non valete così tanto. Magari avrete più fortuna con uno dei nani.”

Qui riporto la versione editata e ripulita:

Sοφια scoppia a ridere ed esibisce il ferro. “Consideratelo un allenamento.” Evan non se lo fa ripetere e con un movimento fluido sfodera la spada. Le lame sibilano sfiorandosi.

La tensione si fa densa, l’aria sembra fermarsi e posarsi da una parte, come per fare spazio alla morte. Che sia la bella fanciulla o il giovane dallo sguardo liquido, poco importa, costei prenderà per mano la sua nuova conquista e la guiderà come una madre lungo la strada dove niente è visibile.

“Un allenamento dove per pura casualità qualcuno potrebbe venir ferito. Ma anche morire.” Continua Ash, e attacca con tutta la foga che ha in corpo.

Il combattimento si fa subito intenso, le lame guizzano veementi nell’aria, entrambi i duellanti colpiscono e schivano. Lei sembra dominata da un furore assassino, non si risparmia, avanza il più possibile. Vuole fargli rimpiangere di non averla lasciata cadere nel fiume. Lui si prodiga con lo stesso impegno, non ha permesso che annegasse, ma adesso avrà l’occasione per vedere quanto vale, prima di trafiggerla.

Lo stridore del metallo copre le promesse di morte, e gli insulti che i due si rivolgono.

“Così sarà, stupida mangia-semi, andrò fino in fondo, assaggerai il metallo di Ardesia.”

Sοφια ostenta sicurezza. “Non oggi. Non vedrai una sola goccia del mio sangue.” Certa della vittoria, continua a battersi in modo magistrale, così come le è stato insegnato da bambina, parando l’attacco con coraggio e vibrando colpi diretti che il suo nemico evita con altrettanta abilità. Pur rendendosi conto di avere dinanzi a sé un avversario valente, addestrato e dai muscoli d’acciaio, lei impavida non demorde.

Se prima le amiche assistevano divertite, ora cominciano a rendersi conto che la situazione si fa seria.

Floria è la prima a perdere la calma: “Dovremmo separarli, questo non è un allenamento.”

“Perché? – Sintia la scruta, stupita per la sua ingenuità. – Tu davvero pensavi lo fosse?”

Segin porta le mani al volto. “Se la sta cavando bene. Ma per quanto ancora? Nella tecnica sono pari, ma lui è più grosso.”

“Anche Asmar lo è. – Replica Floria. – Ash è abituata a duellare con uomini più forti fisicamente.”

“Ma con Asmar non duella, si allena. Bisogna che interveniamo o qui finisce male.”

Di nuovo Segin interrompe il battibecco. “E chi va a dividerli? Io nemmeno ci provo.”

Anche il gruppo di Ardesia osserva con attenzione i due spadaccini, alcuni incitano, altri commentano e attendono l’affondo finale e definitivo del Principe.

Arnaud di Leirac non è di questo avviso, lui si limita a stare in silenzio e non è certo di chi sarà la vittoria. Apprezza la bellezza della ragazza, i suoi capelli sciolti e disordinati le incorniciano le gote accese in un rossore che sembra un vezzo, ma è il suo stile, è la sua forza, è l’agilità a incantarlo.

Per essere una donna è brava, pensa, è stata addestrata a dovere. Il Principe godrà di un certo vantaggio, questo è certo, viste le differenze fisiche tra i due, ma lei ha tecnica e sa come applicarla; fatto sta che entrambi costituiscono un pericolo l’uno per l’altra, un semplice diverbio tra ragazzi si è trasformato in un vero combattimento, di quelli che finiscono con uno dei due sotto terra e l’altro in una cella scura.

Realizza che ha visto quanto basta.

Con decisione sprona il cavallo e si frappone fra i due. “Adesso basta. Non vi lascerò continuare questa follia. Principe, per favore, siate ragionevole e pensate alle conseguenze. Lei non ha niente da perdere ma voi sì! Vostro padre non ve lo perdonerebbe e siamo in una terra di confine”

“Toglietevi di mezzo! Non ho finito con lei.”

Laran piomba giù dal cavallo. “Sì che hai finito. –Blocca il fratello per un braccio e in un battibaleno lo disarma. –Avete finito tutti e due.” Poi si rivolge a Sοφια con un tono che sembra non ammettere repliche. “Deponete l’arma.”

Anche Ael si avvicina, cercando di distogliere Evan dal suo intento pur continuando a lanciare sguardi intimidatori verso Ash.

A questo punto Sintia entra in campo e si piazza di fronte alla sua amica, mettendo una maggior distanza tra lei e i quattro Ardesiani, in quel genere di situazioni una stilettata può sempre sfuggire e non c’è da fidarsi. Le poggia le mani sulle spalle, come se volesse infonderle calma solo col tocco delle dita. “Sei andata oltre, oggi. Fermati, non ha senso. – Poi le sussurra all’orecchio: – Non vale la pena rischiare una punizione per lui.”

“Non immischiarti, Sintia, è un ordine. – Ash la strattona e si svincola – Non ho avuto soddisfazione e giuro che me la darete!” Grida verso Evan. Il fuoco che ha dentro divampa e solo il sangue può spegnerlo. Sintia fa fatica a trattenerla.

“Ah sì? E di quale tipo, Lady Ash? Di che tipo di soddisfazione state parlando?”

“Siete un villano insolente! E un codardo.”

“Eh, no! – Il ragazzo cerca di liberarsi dalla stretta del fratello, che non si sposta di un centimetro. – Codardo non lo sono, signora. E ve l’ho appena dimostrato. Stareste già a leccarvi le ferite se non mi avessero fermato. La vostra inferiorità è evidente!”

“Codardo! – Ripete ancora lei. – Ora non potete non raccogliere la sfida, dal momento che vi ho dato del codardo per ben due volte. Vi manderò un invito ufficiale per un duello e dovrete accettarlo. Scegliete pure l’arma che preferite, io non ho nessun problema.”

“Ora basta! – Sbotta Laran spazientito – Non ci sarà alcun duello. E voi cercate di calmarvi, signorina. Avete dimostrato a tutti il vostro talento oggi, come mio fratello del resto. Ma non voglio sentire ancora la parola duello!” Poi si rivolge ai suoi: “Ed ora tutti a casa.”

“Sì, andiamocene. – Evan si placa all’improvviso, le rivolge un mezzo sorriso. – Mi dispiace per la sfida, Lady Ash, non infrango la legge per voi, non valete così tanto. Magari avrete più fortuna con uno dei nani.”

A me sembra molto più scorrevole. A voi?

Qualche cifra. Dei 24 sintagmi di legamento evidenziati ne sono sopravvissuti 7. Dei 26 punti esclamativi ne sono sopravvissuti 9 (e sono ancora troppi). Il testo originale era composto da 6289 caratteri, quello editato da 5752, l’8,6% in meno. Se ne può dedurre che un buon modo per migliorare un testo sia snellirlo.

Le migliori amiche di uno scrittore.

Non le parche, le forbici.

Bernardo Strozzi - Le tre Parche

E non è finita. Perché finora abbiamo parlato solo dello stile.

I contenuti

Vorrei ricordare che la narrativa, e più in generale tutta la scrittura, sebbene seguano regole precise e inalienabili (come la grammatica) e regole più pratiche che ferree (per esempio quelle suggerite nei vari manuali, guide e blog) non sono scienze esatte. Ciò che piace a me, potrebbe non piacere a voi. Ci sarà, quindi, chi riterrà il risultato del mio editing peggiore del testo originale. Amen. Mica pretendo di avere l’ultima parola, io mi limito a fare osservazioni che per me hanno un senso. Se le trovate interessanti proseguite pure nella lettura, altrimenti non leggetele. Se pensate ci siano degli errori usate i commenti e segnalatelo. Tra persone civili, le discussioni possono risultare anche costruttive, alle volte.

Dunque, è il momento dei contenuti. Date una nuova sbirciata alla sequenza, solo le parti evidenziate:

Sοφια scoppia a ridere ed esibisce il ferro. “Consideratelo un allenamento.” Evan non se lo fa ripetere e con un movimento fluido sfodera la spada. Le lame sibilano sfiorandosi.
La tensione si fa densa, l’aria sembra fermarsi e posarsi da una parte, come per fare spazio alla morte. Che sia la bella fanciulla o il giovane dallo sguardo liquido, poco importa, costei prenderà per mano la sua nuova conquista e la guiderà come una madre lungo la strada dove niente è visibile.
“Un allenamento dove per pura casualità qualcuno potrebbe venir ferito. Ma anche morire.” Continua Ash, e attacca con tutta la foga che ha in corpo.
Il combattimento si fa subito intenso, le lame guizzano veementi nell’aria, entrambi i duellanti colpiscono e schivano. Lei sembra dominata da un furore assassino, non si risparmia, avanza il più possibile. Vuole fargli rimpiangere di non averla lasciata cadere nel fiume. Lui si prodiga con lo stesso impegno, non ha permesso che annegasse, ma adesso avrà l’occasione per vedere quanto vale, prima di trafiggerla.
Lo stridore del metallo copre le promesse di morte, e gli insulti che i due si rivolgono.
“Così sarà, stupida mangia-semi, andrò fino in fondo, assaggerai il metallo di Ardesia.”
Sοφια ostenta sicurezza. “Non oggi. Non vedrai una sola goccia del mio sangue.” Certa della vittoria, continua a battersi in modo magistrale, così come le è stato insegnato da bambina, parando l’attacco con coraggio e vibrando colpi diretti che il suo nemico evita con altrettanta abilità. Pur rendendosi conto di avere dinanzi a sé un avversario valente, addestrato e dai muscoli d’acciaio, lei impavida non demorde.
Se prima le amiche assistevano divertite, ora cominciano a rendersi conto che la situazione si fa seria.
Floria è la prima a perdere la calma: “Dovremmo separarli, questo non è un allenamento.”
“Perché? – Sintia la scruta, stupita per la sua ingenuità. – Tu davvero pensavi lo fosse?”
Segin porta le mani al volto. “Se la sta cavando bene. Ma per quanto ancora? Nella tecnica sono pari, ma lui è più grosso.”
“Anche Asmar lo è. – Replica Floria. – Ash è abituata a duellare con uomini più forti fisicamente.”
“Ma con Asmar non duella, si allena. Bisogna che interveniamo o qui finisce male.”
Di nuovo Segin interrompe il battibecco. “E chi va a dividerli? Io nemmeno ci provo.”
Anche il gruppo di Ardesia osserva con attenzione i due spadaccini, alcuni incitano, altri commentano e attendono l’affondo finale e definitivo del Principe.
Arnaud di Leirac non è di questo avviso, lui si limita a stare in silenzio e non è certo di chi sarà la vittoria. Apprezza la bellezza della ragazza, i suoi capelli sciolti e disordinati le incorniciano le gote accese in un rossore che sembra un vezzo, ma è il suo stile, è la sua forza, è l’agilità a incantarlo.
Per essere una donna è brava, pensa, è stata addestrata a dovere. Il Principe godrà di un certo vantaggio, questo è certo, viste le differenze fisiche tra i due, ma lei ha tecnica e sa come applicarla; fatto sta che entrambi costituiscono un pericolo l’uno per l’altra, un semplice diverbio tra ragazzi si è trasformato in un vero combattimento, di quelli che finiscono con uno dei due sotto terra e l’altro in una cella scura.
Realizza che ha visto quanto basta.
Con decisione sprona il cavallo e si frappone fra i due. “Adesso basta. Non vi lascerò continuare questa follia. Principe, per favore, siate ragionevole e pensate alle conseguenze. Lei non ha niente da perdere ma voi sì! Vostro padre non ve lo perdonerebbe e siamo in una terra di confine”
“Toglietevi di mezzo! Non ho finito con lei.”
Laran piomba giù dal cavallo. “Sì che hai finito. – Blocca il fratello per un braccio e in un battibaleno lo disarma. – Avete finito tutti e due.” Poi si rivolge a Sοφια con un tono che sembra non ammettere repliche. “Deponete l’arma.”
Anche Ael si avvicina, cercando di distogliere Evan dal suo intento pur continuando a lanciare sguardi intimidatori verso Ash.
A questo punto Sintia entra in campo e si piazza di fronte alla sua amica, mettendo una maggior distanza tra lei e i quattro Ardesiani, in quel genere di situazioni una stilettata può sempre sfuggire e non c’è da fidarsi. Le poggia le mani sulle spalle, come se volesse infonderle calma solo col tocco delle dita. “Sei andata oltre, oggi. Fermati, non ha senso. – Poi le sussurra all’orecchio: – Non vale la pena rischiare una punizione per lui.”
“Non immischiarti, Sintia, è un ordine. – Ash la strattona e si svincola – Non ho avuto soddisfazione e giuro che me la darete!” Grida verso Evan. Il fuoco che ha dentro divampa e solo il sangue può spegnerlo. Sintia fa fatica a trattenerla.
“Ah sì? E di quale tipo, Lady Ash? Di che tipo di soddisfazione state parlando?”
“Siete un villano insolente! E un codardo.”
“Eh, no! – Il ragazzo cerca di liberarsi dalla stretta del fratello, che non si sposta di un centimetro. – Codardo non lo sono, signora. E ve l’ho appena dimostrato. Stareste già a leccarvi le ferite se non mi avessero fermato. La vostra inferiorità è evidente!”
“Codardo! – Ripete ancora lei. – Ora non potete non raccogliere la sfida, dal momento che vi ho dato del codardo per ben due volte. Vi manderò un invito ufficiale per un duello e dovrete accettarlo. Scegliete pure l’arma che preferite, io non ho nessun problema.”
“Ora basta! – Sbotta Laran spazientito – Non ci sarà alcun duello. E voi cercate di calmarvi, signorina. Avete dimostrato a tutti il vostro talento oggi, come mio fratello del resto. Ma non voglio sentire ancora la parola duello!” Poi si rivolge ai suoi: “Ed ora tutti a casa.”
“Sì, andiamocene. – Evan si placa all’improvviso, le rivolge un mezzo sorriso. – Mi dispiace per la sfida, Lady Ash, non infrango la legge per voi, non valete così tanto. Magari avrete più fortuna con uno dei nani.”

In giallo mimosa ho segnato ogni sequenza descrittiva che ho trovato, in blu chiaro ogni sequenza riflessiva e in salmone ogni sequenza espositiva. Cos’hanno in comune queste tre tipologie di sequenza? Sono tutte statiche.

Ogni sequenza statica ha una propria dignità e funzione (in molti casi necessaria), ma in questa fase del romanzo ci troviamo nel bel mezzo di in una scena d’azione (che tra l’altro abbiamo atteso per quasi tre capitoli); il buonsenso suggerirebbe di utilizzarle solo se strettamente necessarie, lasciando più spazio possibile a quelle dinamiche (sequenza dialogica e sequenza narrativa).

Provate a rileggere lo spezzone saltando le parti evidenziate. Non vi sembra più incalzante? Vale davvero la pena rallentare il ritmo per inserire una serie di descrizioni, riflessioni ed esposizioni, quasi sempre inutili o addirittura ridondanti? Pensatela come volete, secondo me, no.

Lascerei giusto l’unica sequenza descrittiva (la prima, quella giallo mimosa), perché un buon editing dovrebbe evitare di rivoluzionare lo stile dell’autore e perché si tratta di una sequenza ben costruita: è posizionata in un momento in cui l’azione non è iniziata, il ritmo è ancora basso quindi non viene rallentato. E in più, crea atmosfera. Insomma, funziona.

Ripuliamo ancora una volta lo spezzone, facendo qualche piccolo aggiustamento dovuto ai tagli (e a questo punto siamo scesi a 4559 caratteri, ovvero il 70% di quelli iniziali).

E facciamo poi nuove considerazioni.

Sοφια scoppia a ridere ed esibisce il ferro. “Consideratelo un allenamento.” Evan non se lo fa ripetere e con un movimento fluido sfodera la spada. Le lame sibilano sfiorandosi.

La tensione si fa densa, l’aria sembra fermarsi e posarsi da una parte, come per fare spazio alla morte. Che sia la bella fanciulla o il giovane dallo sguardo liquido, poco importa, costei prenderà per mano la sua nuova conquista e la guiderà come una madre lungo la strada dove niente è visibile.

“Un allenamento dove per pura casualità qualcuno potrebbe venir ferito. Ma anche morire.” Continua Ash, e attacca con tutta la foga che ha in corpo.

Il combattimento si fa subito intenso, le lame guizzano veementi nell’aria, entrambi i duellanti colpiscono e schivano. Lei sembra dominata da un furore assassino, non si risparmia, avanza il più possibile. Lui si prodiga con lo stesso impegno.

Lo stridore del metallo copre le promesse di morte, e gli insulti che i due si rivolgono.

“Così sarà, stupida mangia-semi, andrò fino in fondo, assaggerai il metallo di Ardesia.”

Sοφια ostenta sicurezza. “Non oggi. Non vedrai una sola goccia del mio sangue.” Continua a battersi in modo magistrale, parando l’attacco con coraggio e vibrando colpi diretti che il suo nemico evita con altrettanta abilità. Impavida, non demorde.

Floria è la prima tra le sue amiche a perdere il buon umore: “Dovremmo separarli, questo non sembra un allenamento.”

“Perché? – Sintia la scruta, stupita per la sua ingenuità. – Tu davvero pensavi lo fosse?”

Segin porta le mani al volto. “Se la sta cavando bene. Ma per quanto ancora? Nella tecnica sono pari, ma lui è più grosso.”

“Anche Asmar lo è. – Replica Floria. – Ash è abituata a duellare con uomini più forti fisicamente.”

“Ma con Asmar non duella, si allena. Bisogna che interveniamo o qui finisce male.”

Di nuovo Segin interrompe il battibecco. “E chi va a dividerli? Io nemmeno ci provo.”

Anche il gruppo di Ardesia osserva con attenzione i due spadaccini, alcuni incitano, altri commentano e attendono l’affondo finale e definitivo del Principe.

Arnaud di Leirac non è di questo avviso, si limita a osservare in silenzio. Poi con decisione sprona il cavallo e si frappone fra i due. “Adesso basta. Non vi lascerò continuare questa follia. Principe, per favore, siate ragionevole e pensate alle conseguenze. Lei non ha niente da perdere ma voi sì! Vostro padre non ve lo perdonerebbe e siamo in una terra di confine.”

“Toglietevi di mezzo! Non ho finito con lei.”

Laran piomba giù dal cavallo. “Sì che hai finito. – Blocca il fratello per un braccio e in un battibaleno lo disarma. – Avete finito tutti e due.” Poi si rivolge a Sοφια con un tono che sembra non ammettere repliche. “Deponete l’arma.”

Anche Ael si avvicina, cercando di distogliere Evan dal suo intento pur continuando a lanciare sguardi intimidatori verso Ash.

A questo punto Sintia entra in campo e si piazza di fronte alla sua amica, mettendo una maggior distanza tra lei e i quattro Ardesiani. Le poggia le mani sulle spalle, come se volesse infonderle calma solo col tocco delle dita. “Sei andata oltre, oggi. Fermati, non ha senso. – Poi le sussurra all’orecchio: – Non vale la pena rischiare una punizione per lui.”

“Non immischiarti, Sintia, è un ordine. – Ash la strattona e si svincola – Non ho avuto soddisfazione e giuro che me la darete!” Grida verso Evan. Il fuoco che ha dentro divampa e solo il sangue può spegnerlo. Sintia fa fatica a trattenerla.

“Ah sì? E di quale tipo, Lady Ash? Di che tipo di soddisfazione state parlando?”

“Siete un villano insolente! E un codardo.”

“Eh, no! – Il ragazzo cerca di liberarsi dalla stretta del fratello, che non si sposta di un centimetro. – Codardo non lo sono, signora. E ve l’ho appena dimostrato. Stareste già a leccarvi le ferite se non mi avessero fermato. La vostra inferiorità è evidente!”

“Codardo! – Ripete ancora lei. – Ora non potete non raccogliere la sfida, dal momento che vi ho dato del codardo per ben due volte. Vi manderò un invito ufficiale per un duello e dovrete accettarlo. Scegliete pure l’arma che preferite, io non ho nessun problema.”

“Ora basta! – Sbotta Laran spazientito – Non ci sarà alcun duello. E voi cercate di calmarvi, signorina. Avete dimostrato a tutti il vostro talento oggi, come mio fratello del resto. Ma non voglio sentire ancora la parola duello!” Poi si rivolge ai suoi: “Ed ora tutti a casa.”

“Sì, andiamocene. – Evan si placa all’improvviso, le rivolge un mezzo sorriso. – Mi dispiace per la sfida, Lady Ash, non infrango la legge per voi, non valete così tanto. Magari avrete più fortuna con uno dei nani.”

Le parti in rosso ciliegia sono tutte in telling. Se escludiamo i dialoghi, di showing ne rimane davvero poco. La domanda che sorge spontanea è: se non si "mostra" per bene in una scena d’azione di un romanzo fantasy (attesa tra l’altro per quasi tre capitoli), quando lo si deve fare?

In questo caso non proporrò una versione editata della sequenza, mi limiterò a portare come esempio una scena tratta dal mio romanzo, Il flauto di Nova.

Perché un buon mostrato richiede impegno, non è per niente facile da realizzare. Mettere nero su bianco le azioni dei protagonisti significa sapere come la pensano, come reagiscono alle situazioni, come si muovono quando sono sotto pressione. Significa raccontare i personaggi lasciandoli muovere da soli, sguinzagliati nel loro mondo come persone reali. Senza però eccedere nelle descrizioni, evidenziando solo ciò che può essere utile, che dà forma e sostanza alla scena e profondità ai protagonisti. Un buon mostrato è quindi il risultato di una grande conoscenza di ogni aspetto del romanzo, non si può improvvisare.

Va detto che in una buona scena d’azione riflessioni, valutazioni e parti in telling possono tutte benissimo essere presenti, solo che non dovrebbero "mai" interrompere il flusso dinamico e nemmeno far perdere al lettore il contatto "visivo". Dovrebbero insediarsi solo nei piccoli spazi temporali che si formano quando il PdV prende un attimo di respiro o in un momento di tregua generale o di studio, di stallo dello scontro, insomma, in modo da non dare fastidio.

La regola principe dovrebbe essere solo una: il tempo del racconto deve sempre avere un rapporto di 1:1 col tempo della storia o, in altri termini, i fatti dovrebbero essere narrati "in diretta".

Ricardo si avventò sul più vicino con un montante sotto la spalla. Questo si voltò, braccio penzolante e faccia minacciosa, ma nello stesso istante un affondo di Gilberto mise fine alle sue sofferenze.
Un altro urrìfide si avvicinò da destra. Un colpo parallelo al terreno gli aprì l’addome da parte a parte. Viscere fumanti si versarono sul terreno.
Ricardo fece un paio di passi e venne accerchiato. Assestò un fendente, un affondo, parò un colpo di mazza che quasi gli strappò la spada, un picco di dolore gli schiaffeggiò la gamba. Menò un paio di colpi alla cieca, perse l’appoggio e finì a terra. All’impatto uno spasmo arrivò dalla spalla. Gridò di dolore.
Lo trascinarono per i piedi.
Ciottoli e rametti gli graffiavano il volto, il bacino piegato all’insù gli impediva di rialzarsi. Accelerarono. Senza mai mollare la spada, ma sempre più impotente in una corsa verso l’ignoto, scalciò nello strenuo tentativo di liberarsi. La mano che lo trascinava era forte e non cedette.
Doveva aggrapparsi a qualcosa, ma non trovava nulla. Entrarono in acqua. Bevve, quasi si strozzò col gelo nei polmoni. Un muro di bolle vorticanti lo assordò, in mezzo a pietre tonde e scivolose riuscì appena a evitare di picchiare la testa. Il pomolo di Fieralama raschiò prima sul fondale, poi sulla sponda, infine di nuovo sulla terraferma.
Le luci della battaglia si allontanavano pallide mentre la corsa continuava. Iniziò a disperare.

Confrontate adesso la mia sequenza con una parte di quella (originale) della Padovano:

Il combattimento si fa sempre più intenso, le lame guizzano veementi nell’aria, entrambi colpiscono e schivano.

Lei sembra dominata da un furore assassino, non si risparmia, gli avanza contro il più possibile. Vuole fargli rimpiangere di non averla lasciata cadere nel fiume.

Lui si prodiga con lo stesso impegno, non ha permesso che annegasse ma adesso avrà l’occasione per vedere quanto vale prima di trafiggerla.

Lo stridore freddo del metallo si diffonde intorno a loro coprendo ogni promessa di morte e ogni insulto che i due si rivolgono.

“Così sarà, stupida mangia-semi, andrò fino in fondo, assaggerai il metallo di Ardesia!” Minaccia lui.

“Non oggi. Non vedrai una sola goccia del mio sangue.” Fa lei ostentando sicurezza. Certa della vittoria continua a battersi magnificamente, in modo magistrale, così come le è stato insegnato da bambina, parando l’attacco con coraggio e vibrando colpi diretti che il suo nemico evita con altrettanta abilità. Pur rendendosi conto di avere dinanzi a sé un avversario valente, addestrato e dai muscoli d’acciaio, lei impavida non demorde.

Nella narrazione della Padovano il lettore non è mai "spettatore", deve lavorare d’immaginazione per colmare i vuoti descrittivi, le azioni sono generiche: potrebbero durare un minuto come un’ora, non si verifica mai la fase di "trasporto nella scena", in linea di massima nulla è in showing, e il lettore è obbligato a compiere una "ricostruzione in soggettiva".

E l’azione ne risente, perdendo d’intensità.

Inoltre le sequenze dinamiche vengono interrotte in continuazione da quelle statiche e questo non è un bene, come abbiamo già discusso.

I personaggi

Diamo adesso un’occhiata alla caratterizzazione dei personaggi. Fino a questo momento abbiamo incontrato le quattro ragazze: Sofia (detta anche Ash), Floria, Sintia e Segin; e il gruppo di Ardesia: Laran ed Evan (i due principi) e i quattro accompagnatori, tra cui Ael e Arnaud.

Lord Arnaud.

È il più anziano del gruppo e la Padovano lo disegna come il più saggio. In effetti negli scontri cerca sempre di fare da mediatore.

Nel primo incontro/scontro, dove il duello viene solo sfiorato (in questo scambio veniamo anche a conoscenza dell’offesa che sta all’origine del litigio: il principe ha dato dei "ronzini" ai cavalli delle ragazze. In effetti, è un’offesa grave quasi quanto uno spintone):

“Ora calma, miei Principi. – Cerca di mediare Lord Arnaud, il più adulto tra i sei. - Siete pari, Voi avete dato del ronzino ai loro cavalli e Lady Ash ha reagito chiamandovi bifolco, il che sappiamo tutti, che non è vero.”

Quando le ragazze si allontanano, Arnaud, comunque, lascia bene intendere cosa pensa di loro:

“Saranno delle piccole streghe ma sono una meraviglia.” Commenta Lord Arnaud, guardandole estasiato.

I due gruppi si incontrano di nuovo nella terra dei nani, dove dopo tanti apprezzamenti sussurrati... non possono fare altro che litigare, ovviamente.

Ci pensa Arnaud a fare di nuovo da paciere. O forse no. Vediamo:

“Milady. – Interviene Arnaud di Leirac, con fare pacato. – A voi il sangue ribolle troppo in fretta. Parlate di coltelli con troppa facilità. E di solito chi tanto chiacchiera poco fa all’atto pratico.”

“Non sfidatemi, Lord Leirac. Non è con voi che ce l’ho.” Ribatte la diretta interessata, che non perde d’occhio Evan un solo istante.

La frase in grassetto a me suona come provocazione. E anche ad Ash, sembrerebbe, infatti risponde a tono.

Ma dopo qualche altro litigio, Arnaud indossa nuovamente i panni del paciere:

“Non potete! – Aggiunge Arnaud, che non perde occasione per dimostrare di essere il più calmo e saggio tra tutti. – Qui siamo al confine ed è contro la legge di Ardesia! Principe Laran, fate qualcosa!!”

A parte il doppio punto esclamativo inguardabile (spero sia un refuso), a parte che il narratore non perde occasione per dire l’ovvio, appuntiamoci il tono con cui Arnaud si rivolge al principe: gli dà del lei, lo implora.

E infine si arriva alla sequenza già discussa più volte:

Anche il gruppo di Ardesia osserva con attenzione i due spadaccini, alcuni incitano, altri commentano e attendono l’affondo finale e definitivo del Principe.

Arnaud di Leirac non è di questo avviso, lui si limita a stare in silenzio e non è certo di chi sarà la vittoria. Apprezza la bellezza della ragazza, i suoi capelli sciolti e disordinati, le incorniciano le gote accese in un rossore che sembra un vezzo, ma è il suo stile, è la sua forza, è l’agilità a incantarlo.

Per essere una donna è brava, pensa, è stata addestrata a dovere. Il Principe godrà di un certo vantaggio, questo è certo, viste le differenze fisiche tra i due, ma lei ha tecnica e sa come applicarla; fatto sta che entrambi costituiscono un pericolo l’uno per l’altra, un semplice diverbio tra ragazzi, si è trasformato in un vero combattimento, di quelli che finiscono con uno dei due sotto terra e l’altro in una cella scura.

Realizza che ha visto quanto basta.

Con decisione sprona il cavallo e si frappone fra i due.

“Adesso basta! – Ordina. – Non vi lascerò continuare questa follia! Principe, per favore, siate ragionevole e pensate alle conseguenze. Lei non ha niente da perdere ma Voi sì! Vostro padre non ve lo perdonerebbe e siamo in una terra di confine! Stiamo parlando di legge!”

“Toglietevi di mezzo! – Gli ordina Evan: – Non ho finito con lei.”

Mentre gli altri si godono il duello, il nostro beniamino tace, affascinato dalla ragazza. La osserva ammirato, fa le sue valutazioni, e solo dopo siffatta fase estatica realizza "quanto basta", ovvero, che deve nuovamente fare da paciere. Allora ha uno scatto deciso e si frappone "a cavallo" tra i duellanti. Ora, già questa a me parrebbe un’impresa tanto audace quanto improbabile (immaginiamo un uomo a cavallo che si mette in mezzo a due "abili guerrieri" che si stanno sfidando alla spada con "furore assassino"), ma lui ci riesce in un batter d’occhio, senza che il quadrupede calpesti nessuno né riceva colpo di lama, così come le gambe del suo "deciso" cavaliere, che "ordina" ai duellanti di farla finita, per poi improvvisamente ricordarsi di essere solo un "umile accompagnatore" (anche saggio per giunta) e tornare a implorare il principe di essere ragionevole. A voi sembra una scena credibile? A voi sembra un personaggio ben caratterizzato?

Ael

È il più giovane, viene presentato come quello che disprezza maggiormente le ragazze (non vi riporto tutti i passaggi, ne avrete a basta): le prende in giro, si propone più volte di essere lui lo sfidante di Ash, e solo la determinazione di Evan glielo impedisce. E poi che fa? Anziché dar manforte a Evan per fargli completare l’opera che lui stesso avrebbe voluto compiere, ovvero sconfiggere la ragazza, aiuta Laran a fermare lo scontro. Solo io lo trovo poco sensato?

I principi Evan e Laran

Il capitolo 2, che non vi ho riportato, è un’unica lunga sequenza descrittiva dove il narratore presenta i due principi Ardesiani. Prima di proseguire, soffermatevi un momento a riflettere sull’idea che vi siete fatti dei due ragazzi fino a questo punto. La mia sarebbe di un Laran ragionevole e paciere e di un Evan impulsivo e fuori controllo. Vediamo se erano stati presentati così.

Queste le battute iniziali, prima dell’enorme infodump:

“Hanno aggredito uno dei nostri.” Esordisce Laran, irrompendo nel laboratorio di suo fratello.

Il giovane si limita a puntare su di lui uno sguardo che sembra di acqua e a inarcare un sopracciglio. “E allora?” Fa in tono neutro.

“Bisogna fare giustizia!” Esclama Laran, infervorandosi.

“È morto?” Chiede l’altro, mentre continua ad allineare con cura su un lato del tavolo delle provette.

“Diamine, no.”

“E allora non è il caso che ce ne occupiamo. – Replica con estrema calma. – Chi è stato coinvolto?”

“Il figlio del nobile Lorcan. E Ash, la ninfetta carina.”

“Sono tutte carine le ninfette, Laran.”

Se il Laran che chiede giustizia per l’aggressione subita da "uno dei nostri" (non dimentichiamoci che si trattava di un gravissimo "spintone") è lo stesso che poi si prodiga per evitare il duello del fratello, i conti non tornano.

E se l’Evan così calmo e lucido di queste battute iniziali è lo stesso che poi perde la testa per un non nulla ed è pronto a lanciarsi in un compromettente, mortale duello, i conti tornano sempre meno.

Poi il narratore onnisciente ci rammenta di un mancato duello tra Evan e un Rosensin, anche quello evitato grazie all’intervento di Laran. Il bello è che Evan ripensa ai fatti come a una strategia abituale, una routine, non come a qualcosa di straordinario. Cito: "prima si provoca, poi si minaccia, infine si passa al ferro. E il resto viene da sé".

Infine viene elencata tutta una sequenza di caratteristiche (stiamo sempre parlando di Evan):

  • è uno che di donne ne capisce: a corte ne ha più di chiunque altro, prima o poi tutte cedono al suo fascino, anche quelle sposate. Forse perché le intorta con le sue composizioni in versi e gli studi sulle stelle. E quando loro, sciocche, cadono in preda al romanticismo ammirando il cielo stellato, è il momento in cui lui "sferra il primo colpo" (un vero stratega!)
  • da buon Ardesiano non riesce a dominare la sua resistenza al duello, come se fosse un’attitudine a danzare o a leggere (WTF?)
  • nasconde la noncuranza
  • schermisce per dovere
  • non condivide la stessa inclinazione alle armi del fratello Laran
  • preferisce di gran lunga la letteratura e la poesia, oltre che dilettarsi negli studi di astronomia, botanica e chimica, alle strategie di guerra (dunque non è uno stratega!? WTF)
  • la luce di una stella lo entusiasma più della luce riflessa dalla lama di una spada (aridaglie)
  • non è aggressivo, si ripromette di fare il bravo, ma di fronte a un Rosensin perde la testa e rischia di diventare un assassino
  • è calmo, prudente, riflessivo (ha preso da sua madre, che lo adora), ma solo in parte
  • saper celare è una delle sue doti e lui cela a sua madre i propri duelli (che uomo! Ha paura di essere giudicato!)
  • è dotato di discrezione, ed è grazie a questa se le donne si fidano di lui, anche se non lo fa di proposito, perché è riservato proprio per natura
  • non ostenta nulla, quando sembrerebbe sia così, in realtà si tratta solo un diversivo.

Ma che carattere ha sto personaggio? È tutto e il contrario di tutto. È vero che nella psicologia di ognuno di noi si presentano molte incoerenze, anche grandi, ma qui si rasenta la schizofrenia. E poi tutto viene sistematicamente spiegato in anticipo, come in un curriculum. Sarebbe bello scoprire qualcosa anche attraverso le sue azioni, credo.

La caratterizzazione di Laran non è da meno: ci si aspetterebbe che arrivati al duello non pensi minimamente di dividere il fratello dalla "ninfetta", visto che è un guerrafondaio amante delle armi. Ma... è proprio quello che fa.

Non mi avventuro nell’analisi delle ragazze, ma credo che quanto detto sia sufficiente.

Conclusioni

Il romanzo è lungo, quindi l’anteprima gratuita (che su Amazon corrisponde al 10% del totale) va avanti per altri capitoli. Che non leggerò.

Troppe incongruenze, la struttura sociale è raffazzonata, la geografia anche, l’autrice ha dato libero sfogo alla fantasia creando un mondo dei sogni, magari anche bello, ma del tutto improbabile. Ha fatto bene, perché evidentemente era ciò che desiderava scrivere, ed è giusto che ognuno scriva ciò che gli piace. Ma a me non è piaciuto. È una storia che somiglia molto a un fantasy per ragazzi, tant’è che inizialmente ero convinto lo fosse anche l’autrice.

La scrittura, nonostante le questioni evidenziate nell’analisi, può essere ritenuta scorrevole. Se non vi lascerete fuorviare dall’uso improprio di alcuni termini, non vi annoierete per l’abuso di infodump, saprete districarvi in alcuni passaggi un po’ confusi, non disprezzerete il telling nelle scene d’azione, non vi disturberanno i dialoghi a volte banali, le motivazioni spesso deboli, le cause di conflitto a volte capziose, probabilmente amerete questo romanzo, perché è di sicuro scritto con grande sentimento. Non tutti gli autori sanno trasmetterlo, e la Padovano ci riesce, in questo è brava. Tra Ash ed Evan probabilmente nascerà un amore (col classico schema del "non ti sopporto perché mi piaci"), quindi potrebbe venirne fuori anche un buon romance. Decisamente non fa per me, ma a voi potrebbe anche far passare qualche ora piacevole.

Bene, ho finito di tediarvi.

Alla prossima, maestranze.

Post scriptum

Sempre nello stesso gruppo Facebook, ho letto tra i commenti che dopo aver scritto La grazia dell’acqua l’autrice si è messa a lavorare sul suo secondo romanzo, coadiuvata da un bravo editor che le sta insegnando molte cose, a suo dire. Sono contento per lei, e sono anche sicuro che il lavoro sarà buono, perché sebbene le abbia criticate aspramente, le pagine di questo primo romanzo rivelano una buona vena creativa, che potrebbe riservarci anche delle belle sorprese, se accompagnata da una scrittura più matura.

Post post scriptum

Cosa pensate dell’articolo? Siete d’accordo con e mie analisi? Sì? No? Perché?

kapello
Ritratto di kapello