Benvenuti alle Officine

Benarrivate, maestranze.

Sono lieto che la trappola piazzata ormai da qualche tempo nel cortiletto esterno abbia finalmente acchiappato qualcuno, mi spiace che quel qualcuno siate voi, spero che la ghigliottina vi abbia morso la caviglia senza stringere troppo, il trabucco sia scattato senza grandi scossoni e il meccanismo vi abbia scagliato quassù senza spaventarvi più di tanto. Non volevo prendervi alla sprovvista, ma era un trucco necessario. Per le strade ci sono troppe insegne, troppe luci, troppa concorrenza insomma. Senza un aiutino non sareste mai arrivati fin dentro le mura della mia modesta dimora.

Un trabucco simile a quello che vi ha scagliato qui alle Officine.

Come dicevo, mi auguro sia stato un atterraggio morbido. L’attrezzatura è un po’ datata, ma di solito è precisa. Devo confessare che era da un po’ di tempo che non oliavo le giunture e temevo accadesse il piccolo guaio dell’ultima volta, quando il malcapitato si schiantò contro il tetto delle stalle, quello di pietra. Ma a voi è andata bene, vedo, avete centrato la balla di fieno, come programmato. Ma, vi prego, non favoritene, le bestie son sempre affamate, sapete, i tempi son duri.

Per il resto fate come a casa vostra. Se questa piccola deviazione dal vostro usuale tragitto sia stata per voi in parte o del tutto una disavventura, o qualcosa di meglio, lo stabilirete a breve. Dunque pazientate ancora qualche riga. Intanto mi presento: io sono kapello, il Bottegaio. Sì, un commerciante. E vorrei smerciare ciò che le officine che dirigo producono con abnegazione ormai da qualche tempo.

Aspettate, non fuggite. Non avete ancora degustato il prodotto. E non ho detto quanto costa. Vi stupirete. Datemi ascolto. Se tra i vostri averi presenziano una piccola dose di tempo da dedicare alla lettura, una manciata di buona educazione da riservare agli altri ospiti (e al qui presente), e un pochino di apertura verso il libero confronto (quest’ultimo non è nemmeno obbligatorio) allora... siete ricchi a sufficienza.

Se invece ritenete di non poter pagare perché, lo sapete voi il perché, allora fate in fretta, l’uscita è quella, proprio alle vostre spalle, laggiù, andate, andate pure. Potrete aprire voi stessi il cancelletto, basterà picchiare il dito sulla capoccia del piccolo topo, quello che vi fissa indispettito, quello che stringete sempre in mano e vi divertite a tirare per la coda.

Ma torniamo a noi. Dunque, siete ricchi a sufficienza? Bene, allora sedetevi a tavola, quella davanti alla fontana, sotto la veranda, che intanto io passo a recuperare un bicchiere di buon vino da servirvi, prima di raccontarvi cos’è che produciamo qui: si tratta di manufatti appetitosi, che si divorano con avidità, ma che non saziano mai, e nemmanco fanno ingrassare, non troppo almeno.

Ebbene, produciamo testi.

Bello, vero? A dire il vero il lavoro in officina procede un po’ a rilento, non so se, né quando, pubblicheremo altri banchetti della bontà di quello che stiamo cucinando in questi giorni. Purtroppo il tempo è tiranno, piccoli impegni e grandi faccende incombono implacabili sul vostro povero Bottegaio e la sua banda di cuochi. Se sarete sfortunati assaggerete dunque solo il primo e per ora ultimo dei nostri magnifici prodotti, se invece il destino sarà favorevole, il convivio degli articoli diverrà nel tempo sempre più abbondante, e ne potrete degustare a piacimento.

Intanto, in attesa della portata prossima ventura (vedrete che bontà), mi tocca offrire una breve digressione, perché vorrei spiegarvi come siamo arrivati fino qui.

Era un lunedì, la pioggia batteva instancabile e non avevo voglia di leggere nessuno dei romanzi in opera. In preda a uno spasmo d’inedia, iniziai a navigare col fidato browser. Ero abbastanza stanco di leggere i soliti articoli su siti, blog e pagine Facebook dedicate alla scrittura, dove improvvisati pseudo-esperti, pseudo-scrittori, pseudo-editor e pseudo-editori tentavano di pontificare sul malcapitato di turno, in questo caso io, circa i segreti di una professione che forse non era nemmeno la loro. Vi informo subito, non è nemmeno la mia, faccio il bottegaio, ve l’ho detto.

Però, aimè, mentre leggevo, riflettevo (ogni tanto mi succede, chiedo scusa) e mi convincevo di quanto fosse vero che un povero tapino, all’inizio del terzo millennio, se intraprende l’irta via dell’avvicinamento alla scrittura, una grossa manciata di ore la deve pur dedicare alla lettura online, per fare esperienza delle esperienze altrui. Una bella scorpacciata di lezioni di vita e di scrittura, insomma. Però poi, a un certo punto, il povero tapino deve dire basta, deve fare un passo avanti.

Perchè in fin dei conti la minestra del web finiva con l’essere sempre la stessa: tutti pronti a sciorinare il mantra dello showing, o a rinnegarlo vezzeggiando il telling, a spiegare l’uso degli avverbi, a gingillarsi sul segreto dei pronomi, a istruire su quali aggettivi usare e quali no, a sventolare la ricetta per una prosa senza pecca, a spiegare a noi miseri mortali perché infodump è male, a suggerire come costruire dialoghi perfetti, a dire più in generale come si dovrebbe scrivere e come invece no.

Mi resi conto che loro avevano imparato la lezione e adesso, animati da un genuino e altruistico spirito di solidarietà e per nulla spinti dal bisogno di mettere in mostra se stessi o il loro ultimo capolavoro, avevano sentito l’impellente e spassionata necessità di condividere la propria illuminazione.

Bravi ragazzi, insomma.

Devoto a questa nuova rivelazione, anche io capii che non avevo scelta. Volevo, dovevo, essere come loro!

Bisognava solo mettersi all’opera. Ma ero anche un po’ stufo di tutte quelle recensioni, più o meno oneste, più o meno approfondite, più o meno professionali, più o meno affidabili, più o meno indicative circa la validità di un testo, che quando andava bene sostenevano le stesse teorie già assimilate, solo camuffate da critiche oggettive. No, non volevo diventare uno di quegli integerrimi recensori pronti a stroncare il tapino di turno, o peggio, pronti a leccarlo sul didietro fino alle budella in cambio di un’amichevole contropartita (perdonate la finezza, ogni tanto mi dimentico dei miei nobili natali). Attenzione, non sto dicendo che le rinnego, continuerò a leggerle, anzi, ad amarle, sono sempre state e sempre saranno ossigeno per le mie vene, pane per i miei denti, o qualsiasi altra metafora, possibilmente inflazionata, vi venga in mente e possa rendere l’idea.

Il punto è che non volevo essere come loro, non del tutto almeno, non volevo aggiungermi alla già folta schiera di blogger che conoscono, sì è vero, (quasi) ogni segreto della scrittura, ma che fanno le cose tutte nello stesso modo. Usare anche io lo stesso stampo (e magari meno bene). Come avrei potuto pensare di suscitare l’interesse di qualcuno?

E la domanda peggiore a questo punto diventava: "ma allora, che posso fare?".

Mi resi presto conto che con una simile premessa mi ero complicato la vita da solo, e in modo non indifferente. Certo, dopo ore e ore di studio e letture, facevo parte della ristretta cerchia degli illuminati e volevo anche io partecipare, fare qualcosa, ma non sapevo proprio cosa. Non potevo mica aggregarmi ai medici senza frontiere per assistere malati in un paese straniero e lontano, magari leggendo loro qualche pagina di divulgazione scrittevole: il sangue mi ha sempre dato alla testa. Però dovevo fare qualcosa, di questo ero convinto. E vi assicuro che a spingermi non era la voglia di visibilità, né per me, né per il mio ultimo romanzo, Il flauto di Nova. Giuro. Era l’altruismo. Dannazione, non sapevo come, ma volevo parlare di scrittura, volevo farlo, per me e per la gente.

Mi sentii solo e alienato, un po’ come Elliot Alderson.

Insane like me

Mi scervellai a lungo in cerca di una soluzione.

Ero sperduto, non sapevo in che modo scolpire il mio David, anche se le parole di John Locke ogni tanto mi confortavano.

John Locke che parla di Michelangelo

Domande senza risposta assilavano i miei pensieri.

Aggiungermi agli pseudo-espertoni e rifilare anche io l’ennesima lezioncina sul come scrivere un romanzo di successo? Senza esserci nemmeno mai riuscito? Giammai.

Partecipare a un reality per aitanti, giovani ed emergenti scribacchini? Mmm... forse sì, forse no. Mi guardai allo specchio, non ero certo un soggetto interessante, in fondo, e nemmeno tanto giovane. E probabilmente mi sarei intimidito di fronte alle orde di groupies che avrei dovuto accontentare in seguito, e questo mi fece esitare. Ma, sapendo che nella vita è bene affrontare i propri mostri, quelli che dentro la testa, quando più avresti bisogno di pace, si mettono a saltare usando le tue sinapsi come corde e i tuoi neuroni come biglie da mettere in buca, mi decisi. Sì, potevo provarci. Ma... accidenti, dopo il fallimento della prima stagione nel primo tentativo di mandare in onda un format del genere, Merdock in persona si era attivato per sdradicarlo da ogni palinsesto, anche quelli della concorrenza. Letteratura in TV? Narrativa in TV? Giammai.

Non c’era nulla da fare, non trovavo una soluzione.

Stavo quasi per desistere, quando si accese la lampadina. Anzi, tutto il lampadario: metter su un’officina. Un luogo aperto, dove le idee avrebbero potuto prendere forma, dove forgiare nuovi prodotti, freschi e pronti da offrire al primo passante "saltato per caso" nei paraggi.

E fu così che arrivò anche il lampo di genio per la prima rubrica, ormai ero lanciato. La valutazione delle anteprime: le RecenPrime.

Poco impegnativo, facile, senza pretese.

Mi spiego: le anteprime degli ebook sono uno strumento fantastico, che permette di districarsi nella sterminata landa delle pubblicazioni, terreno in cui dobbiamo destreggiarci ogni qualvolta ci accingiamo ad affrontare una lettura. In siffatta palude possiamo fare affidamento, per fortuna, su alcuni punti fermi: gli scrittori affermati, i saggisti, i suggerimenti degli amici. Ma il resto è (quasi sempre) melma oscura.

Quando mi sovvenne l’idea, sprizzai entusiasmo come non facevo da un pezzo. Mi piaceva il progetto di dare un po’ di visibilità a un emergente pescato quasi a caso nel mucchio. Io stesso lo sono, so cosa vuol dire guardarsi allo specchio e vedere solo la parete alle proprie spalle, come un kafkiano insetto invisibile. E sono le mitiche anteprime che rendono possibile avventurarsi in territori sconosciuti, in cui altrimenti non avremmo osato metter piede. Ed è sempre grazie alle anteprime se possiamo essere curiosi senza correre inutili rischi. Perché sono gratuite. Perché sono brevi e non ci fanno sprecare troppo del nostro prezioso tempo. E siccome io sono molto curioso e ho poco tempo, per me le anteprime sono uno strumento meraviglioso.

E allora, ecco la genialata: creare un apposito spazio nelle mie belle officine nuove di pacca.

Una rubrica pensata con lo scopo di segnarsi da qualche parte valutazioni personali, prive dell’ampollosità di una vera e propria recensione, ma vivacizzate dal desiderio di dare un ordine alle sensazioni, piacevoli e non, provate nella lettura, di annotare ciò che si è ritenuto scritto bene e i difetti di quello che è sembrato invece meno all’altezza.

Senza la pretesa di sentirsi più bravi, ma con la voglia di esporre una, chiamiamola, "pseudo-critica" priva di presunzione. Cercando di non offendere nessuno, anzi, nell’intento di offrire un servizio, perché ogni autore vorrebbe conoscere le ragioni di un plauso o di un biasimo, cosa ha attratto o non è piaciuto nell’anteprima del suo romanzo. Almeno, a me piacerebbe molto.

Ricordando che l’iper-sensibilità alla critica è un male curabile, che un’osservazione è solo un pensiero che fluisce e svanisce nello stesso momento in cui lo si lascia andare, che nessuno è detentore della verità, posso garantire che tenterò di operare in modo serio e onesto, e ricordo che quelle che scriverò saranno le riflessioni di un lettore/autore, ciò che lo avrà spinto ad andare o meno oltre l’anteprima di un romanzo, nulla di più. E che una critica non è mai di troppo, perché nel bene o nel male è qualcosa che fa rumore, che smuove le acque. E il problema di molti autori è quasi sempre quello di stanziare in fanghi immobili.

Tornando a voi che per sbaglio siete stati catapultati qui, per ora potete andare, ma venite a trovarmi presto (o iscrivetevi ai feed o alla newsletter per lasciarvi aggiornare da noi, quando saranno abilitati. Le officine sono in fase di avvio, portate un po’ di pazienza).

A breve si comincia!

 

ps. E non dimenticate di commentare, non siate timidi, so che non lo siete.

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